Cibi in volo

Ti è mai capitato quando voli di arrivare a destinazione con un gran mal di testa ? o con un senso di malessere generale che passa solo dopo 24-48 ore?

Il motivo principale potrebbe essere la tua cattiva alimentazione pre-volo.

Ecco una serie di cibi e bevande da EVITARE prima di qualsiasi volo: (consigli da adottare sempre sui voli di medio o lungo raggio, ma da seguire anche per i voli corti per non risentire del viaggio)

Quando si è in attesa in zona franca la tentazione di mangiare cibo fast food è quasi irresistibile, ma in generale è già difficile digerire un hamburger in condizioni normali… se poi ci si mette che nel giro di poco  dovrai stare seduto e fermo con cambi di pressione continua che gonfiano il nostro stomaco e intestino, allora è meglio evitare.

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Panini super farciti e fritti vari

Legato al precedente, evitate  di prendere un panino molto farcito e pieno di maionese o salse varie.

Mentri li mangi sono gustosi ma vale lo stesso discorso, la digestione in volo diventa quasi impossibile.

Nella categoria da evitare vien da se nominare anche il fritto in ogni forma!

 

Bibite gassate

Con il cambio di pressione, soprattutto nel decollo e nell’atterraggio, queste bevande gonfiano in maniera accentuata lo stomaco e l’intestino e in tale condizione può aumentare il  senso di pesantezza e oppressione.

cola

Alcool

Sembra il rimedio “naturale” alla paura di volare ma se vuoi arrivare a destinazione con un mal di testa assurdo è il metodo migliore.

E’ una questione fisica: l’aria condizionata presente sull’aereo disidrata il corpo… dalla pelle a tutti liquidi del nostro corpo.

E l’alcool cosa fa?

La stessa cosa!

Per cui si accellera ancora di più il processo e bevendo 2/3 bicchieri di vino o peggio ancora super alcolici arriverai a destinazione con un mal di testa da postumi di sbornia …

vino

Dolciumi e similari

Certo non bisogna essere estremi ci si può concedere un cioccolatino o uno snack, ma evitate di esagerare… alla fine sono solo zuccheri e soprattutto grassi che non saranno smaltiti vista la totale inattività che ci aspetta per ore ; anche se potremmo pensare il contrario,  non danno nessuna energia ed allungano i tempi del jet lag, nel caso di voli lunghi.

E durante il volo?

Chicken or beef? or fish?

Questa è la cantilena che ti viene offerta su tutti i voli medio lunghi in cui sono compresi pasti.

La risposta più corretta da dare sarebbe: “Niente grazie” …certo resistere per ore sarebbe difficile a stomaco vuoto anche perché un pasto frugale può essere un passatempo durante ore di volo.

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L’importante è sapere che quei cibi surgelati e riscaldati, ricchi di intingoli indefiniti sono l’equivalente di una quantità calorica ed indigeribile per il nostro organismo.

Se proprio non potete evitare di prendere il vassoio, bisognerebbe evitare la pietanza principale e mangiare la verdura, il formaggio, i crackers e la frutta che sono compresi quasi sempre.

Vi chiederete e allora cosa si può mangiare??!!

Il menu del perfetto viaggiatore aereo cambia a seconda del luogo di destinazione.

Per chi vola verso ovest: è opportuno consumare cibi proteici che, impegnando la digestione, aiutano a rimanere svegli. Dunque via libera a carne, pesce, latte, latticini. E’ consigliabile, inoltre, cercare di rimanere svegli durante il volo, non cedere al senso di stanchezza e dormire solo quando tramonta il sole nel paese di destinazione.

Per chi vola verso est: è necessario, invece, consumare alimenti leggeri quali frutta, pasta, riso, yogurt, succhi di frutta. Bisogna cercare di dormire e, in ogni caso, quando si arriva a destinazione, bisogna abituarsi in fretta ai ritmi del paese di arrivo alimentandosi secondo gli orari locali.

 

Utilizzando queste semplici precauzioni sarà più facile anche superare gli eventuali disturbi dovuti proprio al jet lag, quel malessere legato al cambiamento di fuso orario che tutti conosciamo: nausea, senso di spossatezza, depressione del tono dell’umore. La causa del jet lag è dovuta al fatto che il ritmo sonno veglia viene alterato. Cercare di adeguare l’alimentazione a questo cambiamento è di grande utilità per la salute e può contribuire a superare più velocemente quel frustrante senso di stordimento.

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Mi raccomando non dimenticate di bere molta acqua per mantenere il giusto livello di idratazione!

 

KANGAROO ISLAND PER BAMBINI

Con tutta la natura a disposizione, gli animali, l’avventura e le numerose cose da fare a Kangaroo Island, nel South Australia, non poteva mancare un tour dedicato ai bambini! Exceptional Kangaroo Island propone incontri ravvicinati con gli animali e divertenti attività per tutta la famiglia!

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Ogni tour privato include queste esperienze:

-         Little Sahara

Queste grandi dune di sabbia sono il luogo ideale per scatenarsi. Prendete una tavola e fate surf sulla sabbia, oppure rotolatevi giù…è anche divertente cercare le tracce degli animali che sono passati nella notte!

-         Kangaroo Island Marine Tours

Nuotare con i delfini, poi fare rafting nell’oceano e a seguire un bel pic nic sulla spiaggia…che ne dite? Sono a disposizione mute, maschere e boccagli per tutte le età…dovete solo portare gli asciugamani e il cambio per il pomeriggio!

Cosa fare ancora?

Potreste passeggiare sulla spiagge per cercare le conchiglie più strane, o se siete fortunati trovare un piccolo Leafy Seadragon (il particolare cavalluccio marino a forma di foglia!) dopo un temporale o magari incontrare delle guide esperte che vi conducano a scoprire le buffe echidna.

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Peggy Rismiller spiegherà quanto sia complicato studiare un animale che ha un’ottimo udito, è coperto di aculei e può sotterrarsi velocemente e scappare via !

Per maggiori informazioni http www.exceptionalkangarooisland.com

Travelnet Magazine

LA MAGIA DELL’AFRICAN EXPRESS

Emozioni e avventura sui treni africani

(Reporter Marco Trovato )

In viaggio lungo le più belle e animate ferrovie dell´Africa. Alla scoperta di sorprendenti itinerari su rotaia, tra villaggi di capanne, montagne scoscese, parchi naturali e deserti di sabbia. Un modo originale ed economico per avvicinarsi alla cultura locale. Un´esperienza destinata a trasformare qualunque turista in un autentico esploratore.

MALI E SENEGAL: UNA FERROVIA EPICA      E’ un treno leggendario che porta con sé l’intrigo e la magia del continente nero.

Lo chiamano African Express e collega Dakar, capitale del Senegal, con Bamako, la capitale del confinante Mali: in una trentina di ore e 150 fermate percorre le smisurate pianure dell’Africa occidentale, ostentando la stessa, inesausta fatica. Sedili in pelle logorata, comfort essenziali, vagoni semplici e accaldati, polvere e odori fortissimi. Niente a che vedere coi mitici treni di lusso europei o gli stoici Orient Express asiatici, e nemmeno con la fiera efficienza dei “coast to coast” americani. La Dakar-Bamako, via Tambacounda, è una ferrovia epica: voluta da Parigi ai tempi della colonia, fu costruita per far giungere al porto di Dakar le ricchezze provenienti dal cuore dell’Africa Occidentale Francese: minerali, arachidi, manufatti di ogni genere. Oggi il treno trasporta soprattutto passeggeri, sfoggiando una discreta efficienza, scomparti con cuccette, vetture per le auto a seguito e persino un vagone ristorante. La puntualità non è il suo forte, ma non si può pretendere. Ogni fermata è una giostra variopinta e chiassosa di gente, mercanzie e animali: saliscendi confusi e convulsi, spintoni, gomitate, urla. Se non si ha la prenotazione, per trovar posto occorre essere scaltri, rapidi ed un poco cattivi: è la legge dell’African Express, inutile arrabbiarsi o protestare. Almeno sul treno non si è più “toubab” (termine spregiativo con cui vengono indicati gli europei), ma semplicemente viaggiatori. E forse è proprio questa complicità con gli africani che i turisti vanno a cercare. Il viaggio è stancante, faticoso, eccitante. La ferrovia taglia la savana ingiallita, attraversa i campi di arachidi, supera le foreste di baobab e lambisce le immense distese del deserto. Tra le dune e qualche affioramento roccioso, si alternano piccoli stagni e acquitrini, attorno a cui occhieggiano pittoreschi villaggi di capanne. Scorci da cogliere al volo, mentre il treno sfreccia tra la polvere. In carrozza. L’African Express parte da Dakar il mercoledì e il sabato mattino ed arriva a Bamako il giovedì e la domenica pomeriggio. Il biglietto per la tratta completa costa dai 40 ai 70 €, rispettivamente per la seconda e prima classe; il compartimento con la cuccetta costa circa 50 €. Prenotando con una settimana di anticipo, si può anche imbarcare l´autovettura (c´è chi, per risparmiare, è riuscito a viaggiare con il treno, stando seduto comodamente nella propria macchina). Da evitare la stagione delle piogge, da giugno a fine ottobre, quando i frequenti smottamenti del terreno provocano grossi disagi al traffico ferroviario.

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TUNISIA: LA LUCERTOLA ROSSA      Nel profondo sud tunisino, alle porte del deserto di sabbia, corre un treno che pare uscito dalla pellicola di un film d´altri tempi: si chiama “Lezard Rouge” (Lucertola Rossa) e collega ogni giorno le località di Metlaoui e Redeyef, nella regione di Gafsa. I binari si insinuano per 43 chilometri tra gole impervie, aspre fratture rocciose e piccole oasi abbarbicate sui fianchi delle montagne. E´ uno scenario inatteso, una zona isolata e suggestiva che si perde nell´immenso Chott el Djerid, la più grande salina del Sahara. La ferrovia fu costruita nel 1906 per trasportare i fosfati dai giacimenti alle industrie, ma si aprì presto ai convogli passeggeri. Il Lezard Rouge, in particolare, veniva usato dal sovrano di Tunisi per recarsi nella residenza estiva di Hammam Lif. Oggi il treno, perfettamente restaurato, dispone di sei carrozze sontuosamente arredate, rivestite di legno rosa, tappeti e velluti rossi. E´ l´unico mezzo di trasporto che permette di ammirare l´impenetrabile zona delle gole del Selja. Un piccolo ma dignitoso Express del Sahara, da consigliare a chi ama il silenzio e gli spazi senza fine del deserto. Non solo deserto. Il Lezard Rouge è l´itinerario più insolito e spettacolare, ma la rete ferroviaria tunisina offre altri importanti collegamenti: ricordiamo in particolare il Tunisi-Sfax-Gabés (6 ore di viaggio), il Tozeur-Tunisi-Biserta, il Tunisi-Kaala Kasbah. E´ sempre bene distinguere i treni “omnibus”, che fermano ad ogni stazione, e i diretti, molto più veloci, per i quali si può prenotare i posti a sedere. Da segnalare il cosiddetto Transmaghreb Express (molto confortevole, con vagoni letto e ristorante) che collega in 20 ore Tunisi ad Algeri, passando per le città di Souk Ahras, Annata e Costantine: un viaggio policromatico tra il verde delle palme, il giallo delle spiagge, l´azzurro intenso del Mediterraneo.

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MAURITANIA: ELOGIO DELLA LENTEZZA      Più che un viaggio è un´avventura dell´anima, un´esperienza sospesa nel tempo capace di trasformare qualunque turistica in un autentico esploratore. Seicentocinquanta chilometri di percorso mozzafiato, nel cuore del deserto del Sahara, tra le miniere di ferro di Zouerate e il caotico porto di Nouadhibou, sulle acque dell´oceano. Arrivati a destinazione non si è più gli stessi. Il convoglio è destinato al trasporto merci, ma in coda ai 300 vagoni c´è una vecchia carrozza passeggeri, stipata come una scatola di sardine. Un “lusso” destinato a pochi: la gente del posto preferisce arrampicasi sui vagoni e viaggiare sui blocchi di ematite, con bagagli e animali al seguito. Dicono che sia il treno più lungo del mondo (fino a 3 chilometri di estensione), sicuramente è il più lento: benché sia trainato da due, a volte tre locomotori, raggiunge appena i 35 km/h e impiega 18 ore per arrivare a destinazione. Non si potrebbe chiedere di più: il “treno del ferro”, come viene chiamato dalla gente, trasporta un peso enorme e corre su rotaie periodicamente coperte dalla sabbia del deserto (il che rischia ovviamente di provocare deragliamenti). La carrozza passeggeri è collocata in coda al convoglio e finisce per essere inghiottita da nuvole di sabbia e polvere: per proteggersi bisogna munirsi di foulard e occhiali scuri. L´emozione più grande, comunque, la si vive viaggiando sui vagoni merci (in questo caso il viaggio è gratuito). Da qualche tempo è stata inaugurata una versione turistica e lussuosa del treno del deserto (viaggia da novembre ad aprire), ma è assai cara e con il convoglio originale ha in comune solo i binari: meglio lasciare perdere. Istruzioni per partire. Il “treno del ferro” che collega le miniere di Zouerate al porto di Nouadhibou, è proprietà della Snim, la società mineraria statale mauritana: in partenza da Nouadhibou ci sono 3 convogli al giorno. Solo il primo dispone di una carrozza viaggiatori con alcune cuccette, spesso inserita in coda al convoglio. Il prezzo a/r è di 7 euro. Altrimenti si può viaggiare gratis trovando posto sui vagoni merci. Alle stazioni alcuni taxi aspettano l´arrivo del treno per condurre i passeggeri nel centro città.

 

ETIOPIA-GIBUTI: ATTENZIONE AI BANDITI      Un’altra ferrovia ardita e leggendaria collega Gibuti ad Addis Abeba, la capitale dell´Etiopia. Costruita su un vecchio percorso di carovane, fu inaugurata nel 1917. Il peso dell´età si fa sentire: oggi i vagoni sobbalzano su rotaie sconnesse e si arrampicano con fatica per ottocento chilometri dalle rive del Mar Rosso ai tavolati di roccia dell´altopiano etiopico (duemila metri di altitudine). Il lusso un po´ kitsch delle carrozze di prima classe degli anni Trenta (con bagni privati, ventilatori, frigoriferi privati e pesanti tende merlate) ha lasciato il posto a vagoni spartani e sovraffollati, il più delle volte consumati dalla ruggine e intrisi di polvere. L´avvio del convoglio è laborioso e incerto: l´usura del tempo e le varie guerre hanno condotto questo storico treno a uno stadio di rovina che riempie di amarezza tutti i ferrovieri africani che si erano formati alla scuola della Cgt, il sindacato francese. Ma la magia della ferrovia è immutata, specie se si viaggia sui tetti dei vagoni, tra la folla aggrappata che chiacchiera, canta, cucina, sonnecchia… Incurante dell´aria e del sole cocente. Un piccolo popolo di viaggiatori clandestini e di venditori ambulanti offre la propria mercanzia sulle carrozze. Ad ogni città, il serpentone di vagoni e ferraglie si ferma per scaricare sacchi di riso, casse di birra, baguette, caffè. E quando il treno si arresta nelle stazioni torride e bianche, altri commercianti si avvicinano ai vagoni per offrire bevande, manioca, banane, noci di cola. Tutti gridano: per proporre, contrattare, litigare… Uno spettacolo ! Lungo il tragitto il paesaggio cambia di continuo: aride distese di erba ingiallita si alternano a fitti boschi di acacie, piccoli villaggi di tucul (le tipiche capanne di questa regione), malinconici ruderi coloniali e fertili piantagioni di caffè. Nei pressi del confine, la polizia effettua dei controlli per rintracciare ladri e viaggiatori clandestini, ma la minaccia vera che incombe sul treno è rappresentata dagli “shifta”, i banditi, che talvolta interrompono la ferrovia e attaccano il convoglio. Rispetto al passato, la sicurezza è migliorata (ora ci sono grate alle finestre e almeno due guardie armate sempre a bordo), ma non si sa mai… Informazioni utili. Il “treno del negus” impiega due giorni per collegare Addis Abeba a Gibuti. Non c´è ristorante a bordo, ma ci si può rifocillare durante le soste nelle 34 stazioni dislocate lungo la ferrovia. Orari e giorni di partenza cambiano periodicamente: per saperne di più occorre recarsi all´ufficio informazioni delle ferrovie, presso la stazione di Addis Abeba, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 16.

 

KENYA: TRA ANIMALI SELVAGGI E VILLAGGI MASAI      La poesia di Karen Blixen, i colori e la magia dell´Africa Nera, ma soprattutto i contrasti e le contraddizioni di un Paese in bilico tra povertà e sviluppo, tra modernità e tradizioni antiche. Un caleidoscopio di immagini e di emozioni corrono lungo i binari che attraversano questa splendida e martoriata terra d´Africa. Un itinerario che può aprire il cuore e la mente. Le Kenya Railways (Ferrovie del Kenya) hanno preso il posto della vecchia East African Reailwys Corporation, di cui si vedono ancora i cartelli. La rete ferroviaria copre circa 2 mila chilometri e si snoda principalmente tra la costa e l´Uganda. Il tratto più suggestivo e più affollato è il Nairobi-Mombasa, con due treni al giorno (uno al mattino ed uno nel tardo pomeriggio: entrambi sempre affollati) che tagliano la savana e l´immenso Parco Nazionale dello Tsavo, brulicante di animali selvaggi. Occorrono 13-15 ore per l´espresso notturno, una giornata e mezza per il locale del mattino. La traversata diurna è un viaggio memorabile e permette di scoprire pittoreschi villaggi di capanne, colorati sobborghi urbani, animati mercati e straordinari gioielli naturalistici. I viaggiatori più attenti però non mancheranno di catturare con lo sguardo anche l´altra faccia del Paese, quella che i depliant turistici si dimenticano di mostrare, fatta di periferie degradate, innumerevoli baracche di lamiere, strade sporche e prive di fognature. Chi lo desidera può effettuare brevi soste alle stazioni di Voi e Tsavo River; volendo, raggiunta la capitale, può anche proseguire lungo i binari che corrono verso ovest e conducono alla frontiera ugandese. Espresso o locale ? La linea principale è quella dell´Uganda Railway, costruita dagli inglesi alla fine del XIX secolo per rompere l´isolamento dell´Uganda: collega Mombasa con Voi, Nairobi, Eldoret e la frontiera ugandase. L´espresso notturno (dotato di vagone-letto e ristorante) parte da Nairobi alle 19 e arriva a Mombasa alle 8 del mattino successivo, il locale del mattino impiega un giorno e mezzo per collegare le due città. A scelta, vagoni dalla prima alla terza classe.

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ERITREA: IL TRENO DELL´IMPERO      Montagne, gole e spiagge. Un viaggio da Far West su un trenino degli anni Trenta, lungo i binari della vecchia ferrovia italiana che collegava la capitale Asmara al porto di Massaua, sul Mar Rosso. Un tuffo nel passato sui binari dell´Impero coloniale, posati un secolo fa da centinaia di alpini e di bersaglieri. Le autorità eritree, all´indomani dell´indipendenza (aprile 1993), si sono lanciate nell´impresa di rimettere in funzione quella ferrovia in rovina – inaugurata nel 1911 – e hanno richiamato in servizio i vecchi operai (ferrovieri, fucinatori e maniscalchi): all´appello hanno risposto in cinquanta. Assieme a gruppi di giovani arruolati dal Governo, hanno ripristinato vecchie gallerie e ponti diroccati. E hanno ricostruito, pezzo per pezzo, i 117 chilometri di binari che collegano il Mar Rosso con i 2.400 metri dell´altopiano di Asmara (nelle falegnamerie della capitale sono state realizzate le traversine di legno: quelle originali furono divelte per realizzare le trincee durante la guerra di Liberazione). Infine i macchinisti hanno rispolverato le mitiche Littorine, le locomotive Ansaldo e Breda : erano considerate dei pezzi da museo, ma gli eritrei hanno dimostrato che sono ancora perfettamente funzionanti. Il treno è rimasto fermo per oltre venticinque anni, dopo l´ultimo viaggio di Mengistu, quando era appena diventato dittatore in Etiopia. Nel Duemila ha ripreso a funzionare: un gruppo di pensionati delle Ferrovie eritree (età media 70 anni) è stato riassunto in servizio. Ma poi la nuova guerra contro l´Etiopia e le difficoltà finanziarie del Governo hanno fatto mettere da parte il progetto di riattivare la gloriosa ferrovia. “Ci vorrà ancora del tempo”, dicono ad Asmara. Non resta che aspettare. Il libro. In attesa di prendere posto in carrozza, si può cominciare a sognare sfogliando lo splendido volume illustrato “In treno nel mondo” (Idealibri 1997, 35 euro): racconta itinerari ferroviari di tutto il pianeta e contiene quattro percorsi africani completi di mappe e fotografie.

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NAMIBIA: IL DESERT EXPRESS      E´ il più efficiente dei treni africani. Il più bello, il più moderno, il più veloce. Ma anche il più costoso e il più scontato (sulle sue carrozze mancano i colori e l´allegra confusione degli africani in viaggio). In compenso dai finestrini si vedono a perdita d´occhio paesaggi selvaggi e panorami mozzafiato. Ventiquattro vagoni di lusso per attraversare in due giorni la magiche dune del deserto della Namibia. Il Desert Express è un treno turistico che collega la capitale Windhoek, nel cuore del Paese, con la cittadina di Swakopmund sulla costa atlantica. Gli scompartimenti hanno cabine singole, doppie e triple e dispongono di bagno e salottino privato. C´è pure una carrozza “economy” climatizzata con sedili reclinabili. Non manca poi un vagone ristorante che offre pietanze fumanti della cosiddetta cucina internazionale (cara e senz´anima). Da non perdere il vagone panoramico con il tetto trasparente. Il treno si avventura tra foreste di acacie, zone montagnose e alte dune di sabbia, per concludere la sua corsa tra le spiagge dell´Oceano Atlantico. Lungo il tragitto sono previste delle fermate e i passeggeri possono scendere per brevi escursioni. La prima tappa è Ombo, con sosta all´Okapuka Ranch, dove si possono effettuare safari fotografici tra antilopi, giraffe e zebre. Un´altra bella escursione si effettua ai piedi del monte Spitzkoppe, il Cervino dell´Africa australe (possibile visita guidata alle pitture rupestri dei boscimani, tra rocce erose dal vento e archi naturali). Posti prenotati… in Italia. Alcuni tour operator italiani propongono il viaggio sul Desert Express: prezzi da 100 euro (economy class) a 200 euro a persona (suite di prima classe), escluso ovviamente il prezzo del volo aereo.

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“IL FUMO DELLA SAVANA”    La Dakar-Bamako, via Tambacounda, è una ferrovia epica: voluta da Parigi ai tempi della colonia, fu costruita dagli africani a forza di corvées obbligatorie. L´avvincente romanzo storico “Il fumo della Savana” del senegalese Sembène Ousmane (editrice Lavoro, pp. 317, 15 euro) è dedicato proprio agli operai che lavorarono senza sosta per depositare le traversine dei binari (può essere utile leggerlo per farsi un’idea della travagliata e affascinante storia della ferrovia). Quel percorso su rotaia costò lacrime e sangue e servì, almeno in principio, per far giungere al porto di Dakar le ricchezze provenienti dal cuore dell’Africa Occidentale Francese: minerali, arachidi, manufatti di ogni genere. Oggi il trasporto delle merci, a dispetto dei desideri dei governi, preferisce per rapidità e costi, strade e camion. In compenso l´African Express viene usato da migliaia di persone che vivono di commercio tra il Mali e il Senegal.

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dal Marocco al Camerun – Altri indimenticabili itinerari su rotaia

MAROCCO. La linea ferroviaria taglia il Paese da Nord a Sud, collegando Tangeri a Casablanca (5 ore e mezza di tragitto), e quest´ultima a Marrakech (3 ore circa). Su questa linea, durante la stagione estiva, sono in servizio convogli espressi con vagoni confortevoli dotati di aria condizionata. Attenzione: non esiste prenotazione, perciò bisogna presentarsi con largo anticipo in stazione. Presso l´Ente turistico del Marocco è disponibile un orario aggiornato che contiene tutte le informazioni utili circa la frequenza dei collegamenti e la durata dei viaggi. Costa d´Avorio e Burkina Faso. Il treno Express copre i 1200 km di distanza tra Abidjan e Ouagadougou. Parte tre volte la settimana e impiega circa 27 ore per arrivare a destinazione: sono previste fermate intermedie alle località di Bouakè e Bobo Dioulasso. I vagoni passeggeri hanno bagni quasi sempre funzionanti, ma spesso sono sovraffollati.

BENIN. Convogli lenti (media di 50 km/h) e antiquati, ma pittoreschi, percorrono la ferrovia che collega in dieci ore la capitale Cotonou alla città di Parakou, nel cuore del Paese. Partenze tre volte le settimana con vagoni di prima e seconda classe ed eventuali cuccette. Fermate a Bohicon, Dassa e Savè. Camerun. La ferrovia collega la capitale Yaoundé alla città di N´Gaoundéré, nel nord del Paese. Il treno parte ogni sera, verso le ore 20 (dalla stazione ferroviaria situata in place Eug-Essono) e dunque copre il tragitto d´andata principalmente nelle ore notturne. Per godere del panorama è meglio il viaggio di ritorno verso Yaoundé. Gli orari sono elastici (calcolate dalle 14 alle 20 ore), ma il convoglio dispone di cuccette abbastanza confortevoli (prenotate in anticipo). Una raccomandazione: sorvegliate attentamente i vostri bagagli perché sul treno e sulle banchine delle stazioni, durante le fermate, sono attivi molti ladri.

dall´Egitto al Madagascar – dove le locomotive fischiano ancora

EGITTO. Nel Nord del Paese le linee ferroviarie collegano il tratto fra Alessandria e Marsa Matruh lungo la costa; ricoprono inoltre l´intero triangolo del delta del Nilo, fra Alessandria, Il Cairo e Suez. Il Sud è invece collegato dalla linea Il Cairo-Assuan, sempre molto affollata e pittoresca. I convogli sono comodi ed economici; sui vagoni di prima e seconda classe c´è l´aria condizionata e il servizio di colazione compreso nel prezzo del biglietto. Tutte le informazioni su tragitti e orari possono essere richieste alla stazione centrale al Cairo, in midan Ramses.

NIGERIA. Vengono chiamati “treni fantasma” perché il più delle volte non viaggiano e quando lo fanno non rispettano mai gli orari previsti. Inoltre sui convogli è alta la possibilità di essere derubati. In ogni caso, sulla carta, sono attive tre linee ferroviarie: una collega Lagos con Ibadan, Kaduna e Kano; un´altra collega Port Harcourt con Maiduguri passando attraverso Enugu, Jos e Bauchi; la terza collega Kaduna e Kafanchan. Per saperne di più contattate ciò che resta della Nigerian Railway Corporation: l´ufficio di Lagos risponde (qualche volta) allo             00234/2834302      .

MADAGASCAR. Panorami stupefacenti sui treni che collegano la capitale Antanarivo ad Ambatondrazaka (partenze tre volte la settimana, 7 ore di viaggio) e Antsirabe (due partenze settimanali, 5 ore di viaggio), e la città di Fianarantsoa a Manakara (tre volte la settimana, 8 ore). Certo bisogna adattarsi agli spazi angusti e sovraffollati dei vagoni, ai ritardi e ad altri piccoli inconvenienti, ma i treni malgasci offrono paesaggi ed emozioni irripetibili. I convogli partono in genere verso le 6 del mattino dalla stazione di Antanarivo.

Dalla Tanzania allo Zambia: i paesaggio più belli dell’Africa australe.      Con l´eccezione di Arusha, tutte le città principali sono collegate dalla linea ferroviaria (costruita dai tedeschi tra il 1905 e il 1914, e in seguito estesa dagli inglesi), ribattezzata all´indomani dell´Indipendenza Great Uhuru Reailways (uhuru significa libertà). Il treno copre la distanza tra Dar es Salaam e Kapiri Mposhi, in Zambia, e attraversa alcune delle zone più isolate e selvagge dell´Africa, compresa una parte della Selous Game Reserve. Lungo il tragitto si contano 147 stazioni, 23 gallerie e più di 300 ponti: un´opera grandiosa (realizzata negli anni Sessanta con l´aiuto della repubblica Popolare Cinese). Gli orari sono poco affidabili. E´ consigliabile portarsi rifornimenti adeguati per il viaggio (il servizio ristorazione, quando c´è, si limita a porzioni limitate di riso e pollo). I convogli sono soggetti a guasti frequenti, per cui occorre armarsi di molta pazienza: in compenso le soste permettono di vedere gli animali dei parchi, spesso fermi sulle rotaie.

MOZAMBICO. Avventure e disavventure sono garantite sul pittoresco convoglio che collega la capitale Maputo allo Zimbabwe, lungo il corso del fiume Limpopo. Deragliamenti e guasti ai locomotori avvengono abbastanza di frequente e il viaggio si svolge in uno dei luoghi più selvaggi e magici dell´Africa. Altri itinerari di interesse paesaggistico e socioculturale si snodano tra Xai Xai (200 km a nord di Maputo) e Maniacaze, e tra la città portuale di Beira e Cuamba, nell´interno del Paese. In genere si viaggia con treni merci, aggrappati sui tetti dei convogli che trasportano ferro e altri minerali. Occorre fare particolare attenzione ai bagagli.

ZAMBIA. Dalla capitale si diramano tre grandi tronconi ferroviari: il primo corre a nord-est verso la Tanzania, il secondo a nord-ovest (passando per Chilonga) verso il Congo. La terza arteria ferroviaria si dirige a sud fino a Livingstone, al confine tra Namibia e Zimbabwe. Su quest´ultima linea corre lo Zambesi Express, un treno di lusso che tre volte la settimana trasporta i turisti a visitare le celebri Cascate Vittoria, sul fiume Zambesi. Gli altri convogli procedono molto lentamente ed effettuano moltissime fermate anche non programmate (si usa raccogliere i passeggeri lungo i binari): provare per credere. E’ consigliato acquistare il biglietto almeno il giorno prima, altrimenti si rischia di rimanere in piedi per ore.

ZIMBAWE.      Antiche carrozze in legno, con sedili in pelle e tendine bianche alle finestre, trasportano comitive di turisti facoltosi alle Cascate Vittoria, sul fiume Zambesi. Il treno è romantico, pulito, puntuale. Dispone di un vagone ristorante ed eleganti cabine dove si può dormire in tutta tranquillità. Si parte ogni sera alle sette dalla città di Bulawayo. E’ indispensabile prenotare in anticipo. E informarsi sull’agibilità della tratta ferroviaria: di recente ci sono stati scioperi e manifestazioni che hanno bloccato il traffico dei convogli.

SUDAFRICA: eleganza e locomotive a vapore      Una segnalazione a parte meritano le ferrovie sudafricane, costruite dagli inglesi e dai boeri tra la fine dell’1800 e l’inizio del 1900. Estese e ramificate, efficienti e confortevoli, quasi sempre puntuali, sono una delle poche cose buone lasciate in eredità dal regime coloniale (anche se – è bene ricordarlo – i binari furono posati da africani costretti con la forza a lavorare in condizioni disumane). I treni locali che fanno la spola tra le principali città sono stipati da pendolari, famiglie e commercianti: i viaggiatori stranieri che desiderano toccare con mano l’anima profonda del Sudafrica dovrebbero prendere posto su questi convogli. In genere però i turisti preferiscono treni dotati di ogni genere di comfort, destinati quasi esclusivamente ad una clientela danarosa. E’ il caso del Blue Train, in servizio tra Pretoria, Johannesburg e Città del Capo: considerato tra i più rinomati Luxury Express del mondo, offre scompartimenti per due persone (alcuni dei quali dotati di bagno privato), una scintillante carrozza-ristorante e un salotto con poltrone e un bar assai fornito. Ovviamente i prezzi sono proporzionali al lusso ostentato, ma non manca chi si può permettere questo sogno: le prenotazioni si aprono con un anno di anticipo e vanno a ruba ! Decisamente più abbordabili sono l’Orange Express, che collega Città del Capo a Durban (via Kimberley), il Trans-Natal Express (corre tutti i giorni tra Durban e Johannesburg) e il Trans-Karoo Express (il rapido che taglia il cuore del Sudafrica, collegando Città del Capo a Johannesburg). Tutti i giorni, da Cape Town alla città di Oudtshoorn, viaggia un antico treno a vapore della Union Limited con carrozze in legno e sedili in pelle, portato a nuova vita alla Transent Heritage Foundation. Da Durban, infine, partono regolarmente treni che arrivano a Maputo, in Mozambico: notevoli i paesaggi e la simpatia dei compagni di viaggio.

Kuwait city: lusso sorprendente.

Grattacieli, centri commerciali ultra moderni, negozi con le migliori marche del mondo ma anche il deserto con la sua magia ed un’atmosfera da mille e una notte, in equilibrio tra tradizione e modernità.
Tutto questo e molto altro è Kuwait City, perla del Golfo Persico e nuova meta per i  viaggi di lusso in Medio Oriente.
La capitale di uno degli Emirati più ricchi del mondo racchiude un fascino straordinario, forse per la storia tormentata che ha vissuto ad inizio degli anni novanta con l’invasione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein.
Un passato che è stato dimenticato e superato alla grande, con investimenti miliardari in infrastrutture e promozioni turistiche, del resto da queste parti i petroldollari possono davvero tutto.

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Da una parte il futuro quindi, con le Kuwait Towers, costruite nel 1975 e simbolo della città, la Liberation Tower, la ventunesima più alta del mondo, con un osservatorio e un ristorante di lusso, ma anche palazzi e grattacieli coloratissimi, la Grand Mosque, la più grande delle 800 moschee della città.

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Dall’altra parte il passato, la tradizione, il quartiere antico di Muburakiya, stradine polverose e bazaar con odori e sapori d’Oriente. Particolare e interessante è il Palazzo dell’Emiro del Kuwait, con ricchissimi mosaici e opere d’arte.
Una delle specialità di Kuwait City sono i suoi mercati, da quelli ricchissimi dei centri commerciali con tutte le griffe dell’alta moda a quelli più poveri e forse più originali degli artigiani.

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Il porto, ampliato di recente e vero gioiello di architettura, ospita una flotta di pescherecci che riforniscono la città. Un retaggio dell’antica tradizione marinara di Kuwait City, prima che si scoprisse l’oro nero da queste parti era il pesce a trascinare l’economia.
Per arrivare dall’Italia c’è un volo diretto da Roma Fiumicino con la compagnia di bandiera, difficile trovare offerte low cost.
La nuova “Mecca” del turismo in Medioriente è nel Kuwait, per un lusso sfrenato ad un passo dalla tradizione.
virgilio viaggi

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Le tradizioni culinarie da ogni parte del mondo

Prelibate, raffinate, afrodisiache ostriche! A Charleston, nel Sud Carolina, Stati Uniti, siamo nel cuore della stagione delle ostriche e la gente del posto non riesce proprio a fare a meno di questo delizioso mollusco. Fin dalla metà del secolo scorso, le ostriche grigliate sono una pietra miliare della tradizione locale. Una tradizione a cui sono da sempre affezionati gli abitanti di Charleston, tanto che si dice che nascano proprio con un gusto naturale per le ostriche. La stagione delle ostriche di Charleston copre tutti i mesi che contengono una “R” all’interno del nome, a partire da Settembre fino ad Aprile. In questo periodo, la temperatura dell’oceano si abbassa e i prelibati molluschi sono pronti per essere raccolti. Tutti i ristoranti del Charleston Place Hotel propongono nella carta ostriche in diverse preparazioni, tra cui la Caesar Salad con Ostiche Fritte servita al Palmetto Cafe. Se il pensiero di aprire da soli le conchiglie vi spaventa, nessun problema: lo staff dell’hotel sarà ben lieto di aiutarvi!

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Il paradiso messicano Maroma Resort & Spa propone quest’anno l’Aldea Maya. Situato in posizione superba sulla Riviera Maya, il Maroma Resort & Spa porta quest’anno un tocco autentico di cultura Maya direttamente sulla tavola dei nostri ospiti ricreando una vera e propria Aldea Maya (villaggio Maya). Al fresco dei giardini del’hotel è stata realizzata una capanna con tetto palapa, dove gli ospiti saranno invitati per un tuffo nella più profonda cultura Maya grazie a un menu degustazione interamente a base di specialità regionali preparato seguendo gli antichi metodi Maya di cucinare i cibi, ossia su un fuoco all’aperto usando pentole di coccio per ricreare gli esotici sapori di un tempo con ingredienti rigorosamente acquistati presso aziende locali di agricoltura biologica.

Sempre restando in tema di Sud America, la cucina peruviana ha recentemente vissuto un boom a livello globale grazie ad una formula di successo: unire gli ingredienti locali a ricette tradizionali ed internazionali. L’Hotel Monasterio a Cuzco ospita una divertente e allo stesso tempo culturale iniziativa – “Art, cook and dine” (arte, cucina e cena) – pensata per gli ospiti appassionati di arte e gastronomia. Questo storico hotel è un emblema dello stile coloniale rinascimentale magistralmente ristrutturato. Il programma inizia con una visita dei chiostri dell’Hotel Monasterio guidata da un esperto in arte religiosa e storia di Cuzco, che illustrerà le caratteristiche salienti delle pitture che adornano le pareti dell’hotel. Seguirà la visita della Cappella di Sant’Antonio Abate con il suo sublime altare dorato; agli ospiti saranno svelati gli antichi segreti del seminario. Al termine del tour, una lezione di cucina della durata di un’ora consentirà agli ospiti di imparare le tecniche per la preparazione dei piatti tipici peruviani utilizzando ingredienti andini, quali la quinoa e l’alpaca. Alla sera gli ospiti potranno finalmente gustare le prelibatezza della cucina locale con una deliziosa cena al Tupay Restaurant.
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Per chi desidera avventurasi nei dintorni della città, l’esclusivo treno Hiram Bingham vi porterà alla scoperta di Machu Picchu con un tour all’insegna dei sapori andini. Sulle carrozze dell’Hiram Bingham viene infatti proposto un menu del tutto particolare a base di squisiti piatti novoandini, che renderà il viaggio da Cuzco a Machu Picchu ancora più gradevole e confortabile. Tutti i passeggeri potranno così gustare il cibo tradizionale delle Ande e deliziare i propri sensi con il gusto tipicamente peruviano.

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Durante il vostro soggiorno al Grand Hotel Europe a San Pietroburgo non perdete l’opportunità di sperimentare la vasta varietà di piatti russi e la superba selezione di vodka e caviale. Il Caviar Bar e Restaurant dell’hotel è il posto perfetto per gustare gli autentici sapori della raffinata tradizione gastronomica russa, tra cui una straordinaria selezione di caviale servito su delicati blinis e canapé, vodka ghiacciata, light snack e menu completi di ricche portate.

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Una tradizione culinaria russa sono i blinis durante la Maslenitsa: la festa tradizionale della Maslenitsa segna la fine dell’inverno e annuncia l’arrivo della primavera. I blinis sono tipiche frittelle russe, immancabili per festeggiare la  Maslenitsa. Si dice che simbolizzino il sole – sono infatti calde, rotonde e dorate – e sono senza dubbio un dolce sfizio per non pensare al lungo clima rigido che ha dominato nei mesi invernali. La tradizione dei blinis è molto sentita anche al  Grand Hotel Europe. Presso il Mezzanine Café è disponibile per tutto l’inverno, e specialmente durante il carnevale, una postazione dove vengono serviti blinis di vari tipi: dai tradizionali con prosciutto e formaggio e funghi ai più sfiziosi con formaggio cremoso o caviale rosso.

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Una tappa da non perdere è infine il sud della Francia, nei Paesi Baschi, da sempre il regno di delizie culinarie. In posizione collinare prospiciente le dune di Biarritz, troverete l’Hôtel du Palais, all’interno di un palazzo fra i più grandiosi d’Europa. La regione basca è inoltre rinomata per la sua gastronomia, in particolare gli insaccati, la cioccolata e i formaggi: corsi di cucina e cene in ristoranti stellati Michelin renderanno il vostro soggiorno ancora più entusiasmante. L’hotel organizza un’escursione in barca alla vicina San Sebastian in Spagna, dove gli ospiti gusteranno una cena fantastica in uno dei numerosi bar a tapas o nei ristoranti fregiati di stelle Michelin.
Regalatevi una cena con stile nelle più belle regioni del mondo!

Una vacanza Orient Express

Curiosità dal Giappone

Curiosità dal Giappone

Al Santuario Prima di entrare in un Santuario si fa un’abluzione per purificarsi. Ci si sciacqua la bocca e le mani tramite un mestolo e una fontanella che si trova proprio all’entrata del Santuario. Fuori dai santuari shintoisti si vedono appese delle tavolette di legno, dove solitamente si scrivono dei messaggi rivolti agli Dei, desideri o ringraziamenti. Così avviene anche con le tanichette di sake. Inoltre si può lasciare un’offerta nel contenitore e in cambio si prende un foglietto di carta della fortuna con su scritto un messaggio: può essere una frase fortunata o una sfortunata sul proprio futuro. Dopodiché si annoda il foglietto.

Al ristorante I giapponesi tengono molto all’igiene personale e per questo nei ristoranti danno sempre una salviettina (o asciugamanino a seconda del posto) umida e calda per lavarsi le mani. Il the verde (tiepido) è sempre gratis e viene servito subito, prima di ordinare. In alternativa si può chiedere un bicchiere d’acqua ma… state attenti perché in Giappone il bicchiere d’acqua è sempre pieno di cubetti di ghiaccio! Non importa se è inverno e fuori c’è il gelo… loro abbondano col ghiaccio (anche per le bibite vale lo stesso discorso) ^_^’ Se non capite il giapponese, c’è quasi sempre un menu in inglese o, altrimenti, potete interpretare il menu attraverso le foto dei piatti e fare la vostra scelta indicando la foto.

Raffreddore: E’ un gesto di estrema maleducazione starnutire o soffiarsi il naso in pubblico (se vi capita, cercate di scusarvi più che potete, se non volete offendere chi vi sta attorno). I giapponesi infatti, quando sono raffreddati, nascondono il naso sotto a una mascherina, come quella dei medici. Quindi se in Giappone vedete qualcuno così “mascherato”, sappiate che non lo fa per il troppo inquinamento.

Il Bagno: I Giapponesi fanno il bagno… dopo essersi lavati! Questa pratica si chiama ofuro: c’è un locale dove ci si lava insaponandosi seduti su di uno sgabellino e ci si risciacqua con l’acqua di un catino. Dopo essersi lavati si entra nella vasca da bagno dove non si usa alcun tipo di sapone; questo “rito” giapponese è d’obbligo nelle case dei giapponesi.

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Attenzione: una volta che avete finito di stare in ammollo nell’acqua (solitamente bollente) non dovete svuotare la vasca! La stessa acqua servirà a chi farà il bagno dopo di voi (per questo motivo dovete lavarvi molto accuratamente prima di entrarvi). La vasca viene riempita in serata, in quanto i giapponesi amano fare il bagno prima di cena. Gli ospiti entrano per prima: se siete a casa di amici giapponesi, i primi a fare il bagno sarete voi (in pratica vi viene regalato il momento in cui l’acqua è più calda).

Il Washlet: E’ il WC che secondo me, prima o poi verrà utilizzato in tutto il mondo. Water e bidet convivono in un solo super funzionale sanitario, migliorando la qualità della vita e salvando spazio nei nostri bagni. Il Washlet , utilizzato in Giappone nella maggior parte delle case e luoghi pubblici dal 1980, è un particolare Water che funge anche da bidet, ma è molto più di questo. Infatti potrete sedervi su una tavoletta riscaldata in inverno, godervi della musica calcando semplicemente un tasto, oppure se preferite il rumore del ruscello o degli uccelli, calcate un altro tasto. C’è un pulsante anche per lavarvi… un sottile rubinetto sbucherà dal suo alloggio e, direzionandolo a vostro piacimento, potrete lavarvi con acqua calda e asciugarvi con dei getti d’aria tiepida.

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Si chiamano “oshiya”, gli addetti delle ferrovie che “aiutano” le persone a entrare nei treni quando questi sono pieni. I giapponesi, si sa, sono timidi e non amano essere scortesi, quindi ci pensano i professionisti, con tanto di guanti bianchi, a fare in modo che le persone non arrivino in ritardo a lavoro!

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Yen? La moneta giapponese, che noi chiamiamo “yen”, correttamente si pronuncia “en”. Solamente gli abitanti di Tokyo, dicono “yen”.

Auguri di buon anno: In giapponesi augurano “Buon Anno Nuovo” soltanto dal primo giorno del nuovo anno. Prima del capodanno effettivo si augura di trascorrere “Buone feste di inizio anno”.

Fiori: La tradizione vuole che al cimitero si regali un solo fiore al defunto. Quindi attenti, se volete regalare dei fiori, fate in modo che sia più di uno

Lavorare con calma: Il mito del giapponese che lavora tanto non è del tutto corretto. Infatti, è vero che spesso fanno gli straordinari e non fanno tante vacanze lunghe, ma è anche vero che ai giapponesi piace lavorare senza fretta, ma in modo preciso per evitare di commettere errori. C’è da considerare, anche, che in Giappone ci sono festività nazionali durante le quali i giapponesi approfittano per andare in vacanza (per esempio durante la Golden Week).

Famiglia: Se una famiglia ha solo figlie femmine, è usanza “adottare” il genero affinché il nome della famiglia non si estingua. In questo caso, il genero andrà a vivere con la moglie in casa dei suoceri e così sarà un membro della famiglia a tutti gli effetti. In Giappone infatti, i membri della famiglia non sono essenzialmente i parenti, ma sono gli abitanti della stessa casa. Ad esempio, un vicino di casa è più importante di un fratello sposato che abita in un’altra città.

Hotel a tariffa oraria: Questi tipi di hotel sono spesso frequentati da coppie regolarmente sposate. Gli appartamenti giapponesi sono molto piccoli e con i bambini per casa, mamma e papà non riescono a trovare una certa intimità. Così, per una sera, lasciano i figli a casa con la baby-sitter e si recano in questi fastosi hotel, camere ovattate, letti semovibili, musica in sottofondo, champagne e… finalmente soli!

Capsule hotel: Questi hotel sono invece frequentati da impiegati che, avendo lavorato fino a tardi (cosa normale in Giappone), preferiscono pernottare in città anziché farsi ore di viaggio in treno per tornare a casa. Per “capsula” s’intende una stanzetta delle dimensioni di un letto e alta circa un metro; vi si entra tramite uno sportello e all’interno si trovano la TV, la radio e l’aria condizionata.

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Matrimonio: I giapponesi credono contemporaneamente in due religioni: lo shintoismo e il buddhismo. Mentre per i funerali ci si rivolge al buddhismo, il matrimonio si svolge con rito shintoista. Alcuni giapponesi però, pur non essendo cristiani, si sposano con rito protestante perché considerano la cerimonia più bella e le spose non sanno resistere al fascino dell’abito bianco con il velo.

Il Cosplay

Cosplay è un termine che nasce dalla fusione delle parole inglesi “costume” e “play” e il suo significato è quello dell’immedesimazione nel proprio personaggio preferito, che sia un eroe dei disegni animati, dei fumetti o dei videogiochi, cercando di imitarne gesti e comportamenti, e soprattutto indossando un costume, normalmente auto-prodotto in casa, identico a quello portato da colui che si vuole impersonare, possibilmente corredato dagli stessi accessori, quali armi, anelli, scettri e così via. Il termine “cosplayer” indica invece colui o colei che pratica il cosplay.

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Le origini del cosplay non sono molto chiare. Le fonti più autorevoli narrano che i primi esempi di questa arte si videro in Giappone nella seconda metà degli anni settanta, quando alcuni appassionati si presentarono a mostre mercato del fumetto denominate “Comic Market” travestiti dai personaggi dei disegni animati allora in voga. Questi pionieri del cosplay pare intendessero imitare quello che accadeva negli Stati Uniti d’America, in cui, nell’ambito di manifestazioni a carattere fantascientifico, alcuni appassionati facevano capolino nei panni degli eroi di “Star Trek”.

Il fenomeno del cosplay in Giappone si estende a macchia d’olio, e raggiunge dimensioni ragguardevoli con il boom di Gundam, tanto che nell’agosto 1980 la stampa nipponica si interessa per la prima volta al fenomeno, pubblicando un articolo sull’argomento corredato dalla fotografia di alcuni cosplayer che danzano nei panni dei personaggi degli eroi della serie televisiva di Yoshiyuki Tomino.

È tuttavia con il grande successo di “Evangelion”, nel 1995, che il cosplay raggiunge il suo apice e inizia la sua travolgente diffusione, che continua ancora oggi e che ha attirato su questa forma d’arte gli occhi della gente.

Il mercato si rende subito conto delle potenzialità del fenomeno, e nascono così numerose catene di negozi specializzati, di cui “Cospa” è il più famoso, o siti internet che producono e vendono costumi e accessori per il cosplay, per rendere possibile a tutti il travestimento e l’immedesimazione nel proprio personaggio preferito. Non più quindi la sola possibilità di fabbricarsi da sé un costume, ma anche di acquistarlo o noleggiarlo. Nascono su internet forum di discussione per cosplayer, siti specializzati, e nelle principali città bar o sale da gioco in cui i commessi lavorano vestiti con costumi da cosplay, raffiguranti i principali eroi dei fumetti, dei videogiochi o dei disegni animati.

Molti sono i fattori che spingono un appassionato a diventare cosplayer, quali un pizzico di esibizionismo, la voglia di rompere gli schemi della società, ma soprattutto la volontà di mostrare l’amore che si porta nell’animo verso il personaggio che si rappresenta travestendosi da esso. Per questo il cosplay ha trovato un importante punto di contatto con il fenomeno delle dojinshi, riviste a fumetti di carattere amatoriale, disegnate da persone comuni, non professioniste, che esprimono il loro amore per talune opere a fumetti realizzandone delle gustose parodie. Fonte: sognandoilgiappone

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