Flight Safety videos – Original version

Vi annoiate durante le indicazioni di sicurezza proposte dagli assistenti di volo? Ecco come alcune compagnie aeree hanno cercato di attirare l’attenzione dei propri viaggiatori.

Delta airlines ripropone una versione anni 80.

Virgin versione dance!

Cartoni animati…

 

 

Volando su un’oca…

Ispirandosi ad un celebre romanzo svedese per bambini Il Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson questa compagnia aerea ci fa sentire un pò tutti come i protagonisti di una favola…

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Curiosità dall’India – parte 1

Si parla molto di globalizzazione, e la maggior parte delle persone è profondamente convinta che il mondo sia unificato, standardizzato, delocalizzato, massificato, sdoganato, che non esistano più le barriere di lingua, di informazione e di comunicazione.
Geograficamente e tecnicamente senz’altro questo è vero, ma ci stiamo dimenticando della storia dei popoli.
La cultura, l’arte, la lingua e la religione sono il patrimonio di secoli e secoli di storia che hanno plasmato profondamente il modo di vivere, di pensare, di esprimersi e di comportarsi di interi popoli.
Un argomento che si ripeterà spesso nel comportamento nei Paesi asiatici o comunque non occidentali è quello relativo a “salvare la faccia”. Infatti gli orientali hanno una grande stima degli altri, oltre che di sé stessi, per cui non si deve mai porre le persone in condizione di inferiorità o di grave imbarazzo, dovuto appunto al fatto di mostrare in pubblico una propria debolezza o ammettere di aver sbagliato. Questo potrà essere considerato un atteggiamento ambiguo ma comunque necessario per comunicare e avere buoni rapporti con gli altri.

Iniziamo a conoscere qualche tradizione e/o comportamento della popolazione indiana:

In India un uomo e una donna che si toccano, si baciano o abbracciano, sono disapprovati. Gli indiani non vedono di buon occhio il contatto fisico. “Stringere la mano a persone dell’altro sesso è un altro potenziale campo minato. Non è socialmente accettabile che una donna sia toccata da un maschio che non sia il marito o il figlio, e nel caso del marito, il contatto è ammesso solo in privato. Perciò i maschi non dovrebbero stringere la mano a una donna indiana, a meno che non sia lei a renderla per prima. Fra i giovani queste convenzioni stanno cominciando a cambiare. Spesso vedrete degli uomini che si tengono per mano e in qualche occasione, con grande indignazione o sconcerto del maschio occidentale, un indiano persisterà nel tenergli la mano come gesto di cameratismo, cosa che non ha alcuna connotazione sessuale”.

Superstizioni

Gli indiani sono molto superstiziosi. Prima di sposarsi o avviare un’attività consultano un sacerdote e un astrologo. Pensano sempre che qualcuno possa gettare il nazar o malocchio. E per proteggersi cosa fanno? Dipingono una macchia nera dietro le orecchie di un bambino, in modo che i passanti guardino il particolare e non la bellezza del piccolo. Hanno anche l’abitudine di disegnare un volto orrendo o una figura demoniaca sulla facciata degli edifici in costruzione per allontanare gli spiriti maligni. Se qualcuno viene colpito dal malocchio, si ricorre a metodi fatti in casa. Il sacerdote può anche organizzare sedute di preghiera e altri riti per scacciare il demonio.

Le vedove

Sono considerate messaggere di malasorte, quindi in qualche modo responsabili della morte dei loro mariti. Le vecchie dei villaggi definiscono la vedova colei che ha mangiato il marito. “Non appena il marito muore, i parenti frantumano i braccialetti di vetro della vedova e le cancellano il bindi. In certi gruppi continua la pratica di rasarle il capo a zero. Nelle famiglie ortodosse le vedove non possono avvicinarsi ai novelli sposi, né partecipare a riti di buon auspicio. Perdono qualsiasi diritto e dignità. Costrette a vivere in ghetti privi anche dei servizi più elementari, si spostano in pellegrinaggio verso le città sacre del nord del Paese, Vrindavan e Varanasi, per chiedere la carità e recitare qualche preghiera ed essere pagate una miseria.  Attualmente associazioni internazionali si stanno muovendo per porre fine alla stigmatizzazione nei loro confronti.

Argomenti tabù

Normalmente gli indiani sono persone tolleranti e accettano le differenze religiose. Negli ultimi anni, tuttavia, nella società indiana sono nati forti sentimenti religiosi. Sarà pertanto bene evitare discussioni su argomenti religiosi. D’altra parte i riti e le pratiche religiose giocano un ruolo importante nella vita indiana e delle richieste sincere di informazioni sulle pratiche religiose degli indiani normalmente troverà delle risposte entusiaste.
Per ragioni storiche le relazioni tra l’India ed il Pakistan non sono mai state amichevoli. Gli indiani di cultura elevata vedono questo come un fallimento della politica di entrambe le parti. Comunque molti indiani, quando si discute del Pakistan, sono parziali, unilaterali e emozionali. In genere è bene evitare di entrare in discussione su questo argomento.
Una delle diversità importanti della società Indiana è la divisione tra ricco e povero. In India si possono trovare ricche località e enormi baraccopoli, l’una accanto all’altra. Gli indiani sono sensibili al problema della povertà come sono orgogliosi dei progressi e della crescita economica del loro paese. Gli indiani tra di loro spesso parlano del problema della povertà, ma non accettano che uno straniero inizi una discussione su tale argomento, interpretandola come una intromissione villana.

Regali

In India c’è l’usanza di scambiarsi dei regali, e questo gesto è visto come un segno di amicizia. Generalmente un regalo non è previsto al primo incontro.
Si consiglia di non fare regali costosi, a meno che si sia fra amici. Grossi e costosi regali vengono fatti da amici o parenti e normalmente in occasioni particolari come un matrimonio, ad esempio. Dato che gli indiani vogliono ricambiare il regalo, se questo è troppo costoso, questo fatto potrebbe mettere in serio imbarazzo chi lo riceve.
Usate carta di colore rosso, giallo, verde o blu per impacchettare il regalo. I colori bianco o nero sono simboli della sfortuna.
Normalmente i regali non sono aperti dinnanzi al donatore. Alle volte però il vostro ospite indiano insisterà per farvi aprire il regalo e si aspetterà apprezzamento per la sua scelta.
Se siete invitati in una casa indiana per una cena, dovrete portare una regalo, come una scatola di cioccolatini o un mazzo di fiori. Se il vostro ospite ha dei bambini, portate loro un regalo (un giocattolo o un libro), sarà senz’altro apprezzato.
Se andate a far visita a un indiano durante una festa, è usanza portare una scatola di dolci.
Se volete dare del denaro in regalo, dovete ricordare che 11, 51, 101,501, 1001, ecc. sono considerati numeri di buon auspicio, perciò se il vostro regalo sarà fatto con queste entità sarà ancora più apprezzato o comunque in numero disparo.
Prima dell’apertura economica indiana molti prodotti stranieri non erano reperibili in India e voi avreste potuto fare un buon regalo donando questi. Adesso molti prodotti stranieri sono reperibili ed hanno perso il loro interesse come regalo. Comunque sono ancora apprezzati i regali che rappresentano la vostra o una specifica cultura (es. un coltellino svizzero, un profumo francese, degli zoccoli olandesi, ecc.).
I fiori hanno connotazioni e significati differenti nelle varie regioni dell’India. Se pensate di offrire dei fiori controllate con il fiorista di fare la scelta appropriata. Un mazzo di rose, comunque è la scelta più sicura in qualsiasi parte dell’India. Da evitare i frangipani, usati nei funerali. Bere alcol non è culturalmente accettato in gran parte dell’India. Molti indiani non bevono alcol a casa propria. Ma se il vostro ospite beve e tiene dei liquori a casa, una bottiglia di whisky o di vino saranno apprezzati.

State attenti nel fare regali con oggetti in cuoio. Poiché molti Hindu sono vegetariani essi non apprezzano oggetti fatti con del cuoio.
Un gioiello è considerato un regalo intimo e sarebbe considerato inappropriato se fatto da un uomo ad una donna indiana. È adatto invece se viene fatto da una donna. Comunque i gioielli d’oro sono normalmente scambiati fra i membri della famiglia.

 

SEGUE….

I bermuda nelle isole Bermuda!!

Sono il simbolo nazionale di Bermuda, indossati da gran parte della popolazione locale, cariche istituzionali e figure pubbliche.

I bermuda devono arrivare a 3 pollici sopra il ginocchio (ossia 7,5 cm), avere l’orlo cucito a mano della stessa misura, due tasche davanti e i passanti per la cintura.
Possono essere di svariati colori ma è necessario abbinarli alla calza giusta – i bermuda hose, alti fino al polpaccio e con risvolto d’ordinanza – a una camicia in Oxford rigorosamente botton down, cioè a manica corta e di colore bianco o azzurro, e ai mocassini con nappe.

L’indirizzo giusto per acquistare dei veri bermuda doc è The English Sports Shop (49 Front Street, Hamilton).

Luna di Miele Solidale vi presenta le richieste più assurde dei viaggiatori

Luna di Miele Solidale vi presenta le richieste più assurde dei viaggiatori.

«Vorrei visitare il punto preciso in cui si sono aperte le acque nel Mar Rosso» e «A quale cecchino mi devo rivolgere in aeroporto?». Non sono battute di un film, ma le richieste reali di viaggiatori reali. Il Cts ha stilato un elenco delle più fantasiose

Leggete l’articolo, c’è da divertirsi!

Quanto costa un caffè? Un bacio!

Al Metro St. James Cafe in Sydney Australia un caffè si paga con un bacio. E’ questa l’originale promozione ideata da questo bar, che si trova ad Hyde Park di Sidney,che sta facendo il giro del web.

Si entra nel bar, si fa l’ordinazione, ci si bacia, gli inservienti testimoniano, e quindi il caffè viene offerto dalla direzione. Nessun problema se a baciarsi sono persone dello stesso sesso.

La singolare idea è venuta ai gestori del bar australiano che, solo per il mese di giugno, hanno deciso di attrarre nuovi clienti usando la tenerezza. Per evitare di pagare i 3.50 dollari di un caffè è necessario dare un bacio (di quelli veri, non a stampo) alla persona con cui si è seduti al tavolo, non importa se sia il compagno, il marito o un semplice conoscente. I camerieri, tra cui ci sono molti francesi, saranno i giudici, a cui spetterà stabilire se c’è stata vera passione nel contatto tra le labbra degli interessati.

Offerta valida per tutto giugno, dalle 9 alle 11 del mattino. Un bel modo per far parlare di se, migliore dell’Antica Gelateria di Roma che ha fatto pagare 64 euro, 4 coni, consumati in piedi. ,

Travelblog – Tgcom

L’isola che non c’è!

Può un’isola scomparire? No, certamente.

Eppure a qualcuno è venuto il dubbio quando, arrivando in prossimità di un’isola che fa la sua bella comparsa su Google Earth e su molte carte geografiche, non è stata trovata. Un gruppo di ricercatori della Università di Sidney aveva il compito di rilevare l’area in prossimità della Nuova Caledonia,  per quel che riguarda le isole che fuoriescono dal mare e  le profondità abissali. La finalità era studiare i fondali marini e le terre emerse che si erano staccate dall’Australia nel suo movimento verso nord-est degli ultimi 100 milioni di anni. Imbarcati  a bordo della nave Southern Surveyorhanno studiato un’area di circa 14.000 chilometri quadrati, campionando decine di punti di mare fino a 3 chilometri di profondità. Maria Seton, ricercatrice che ha partecipato alla spedizione, racconta: “Eravamo particolarmente interessati alla Sandy Island perché le mappe mostrano che il mare tutt’attorno è profondo circa 1500 metri. Siamo rimasti allibiti quando, una volta giunti nel punto in cui ci doveva essere l’isola, questa non esisteva”. Cosa ci fa un’isola in quel punto e che fine ha fatto, dato che i ricercatori hanno trovato soltanto fondali marini a oltre 14oo metri di profondità? E questo particolare demolisce l’ipotesi, subito avanzata da alcuni, che l’isola esistesse in passato e fosse “sprofondata” di qualche decina di metri come nel caso dell’isola Ferdinandea al largo della Sicilia. Scomparsa nel nulla? Base segreta di alieni? Area militare più segreta di Area 51? Il mistero c’è, non vi sono dubbi, ma la soluzione potrebbe essere meno fantascientifica di quel che si potrebbe pensare. È possibile infatti, che l’isola non ci sia mai stata. È probabile che qualcuno abbia avuto tra le mani qualche appunto di marinai che erroneamente avevano creduto di osservare un’isola in quell’area e una volta segnata la sua esistenza su una carta, essa si è trascinata nel tempo fino ad arrivare su Google Earth.  E nulla di più.  Una scoperta cuiosa infatti, quella di Shaun Higgins, bibliotecario del Auckland Museum della Nuova Zelanda, che ha rispolverato dagli archivi  una carta nautica del 1908 dove appare per la prima volta Sandy Island. Sulla carta viene riportato che i dati per la sua redazione vennero ripresi (almeno in parte) da appunti scritti da marinai della nave Velocity che “scoprì” l’isola nel 1876. Andando a verificare nei documenti nautici dell’epoca si scopre che la nave salpò a caccia di balene tra il 1876 e il 1877 proprio nell’area dell’isola misteriosa. Ebbene dopo alcuni anni dal suo ritorno dalla battuta di caccia in un documento del dipartimento idrografico australiano risulta che dalla nave si osservarono – nel punto in cui su Google Map è stata segnata Sandy Island – degli imponenti frangenti e lì vicino delle isole sabbiose. Ma molto probabilmente poiché fare il punto allora non era per nulla facile (con un sestante e una bussola) la nave si trovava più ad ovest rispetto a dove si trovava, dove esistono delle isole sabbiose. Ma l’errore era fatto e da allora Sandy Island è stata riportato su numerose mappe, fino a Google Map.

L'Isola che non c'è (davvero)

Quindi, se prendete queste coordinate: 19°13’28” S e 159°56’190” E e cercate su Google Earth, troverete l’isola che non c’è. Cosa vedrete? Scoprire da voi…

(Fonte: Miles Magazine)

Le tradizioni culinarie da ogni parte del mondo

Prelibate, raffinate, afrodisiache ostriche! A Charleston, nel Sud Carolina, Stati Uniti, siamo nel cuore della stagione delle ostriche e la gente del posto non riesce proprio a fare a meno di questo delizioso mollusco. Fin dalla metà del secolo scorso, le ostriche grigliate sono una pietra miliare della tradizione locale. Una tradizione a cui sono da sempre affezionati gli abitanti di Charleston, tanto che si dice che nascano proprio con un gusto naturale per le ostriche. La stagione delle ostriche di Charleston copre tutti i mesi che contengono una “R” all’interno del nome, a partire da Settembre fino ad Aprile. In questo periodo, la temperatura dell’oceano si abbassa e i prelibati molluschi sono pronti per essere raccolti. Tutti i ristoranti del Charleston Place Hotel propongono nella carta ostriche in diverse preparazioni, tra cui la Caesar Salad con Ostiche Fritte servita al Palmetto Cafe. Se il pensiero di aprire da soli le conchiglie vi spaventa, nessun problema: lo staff dell’hotel sarà ben lieto di aiutarvi!

ostriche

Il paradiso messicano Maroma Resort & Spa propone quest’anno l’Aldea Maya. Situato in posizione superba sulla Riviera Maya, il Maroma Resort & Spa porta quest’anno un tocco autentico di cultura Maya direttamente sulla tavola dei nostri ospiti ricreando una vera e propria Aldea Maya (villaggio Maya). Al fresco dei giardini del’hotel è stata realizzata una capanna con tetto palapa, dove gli ospiti saranno invitati per un tuffo nella più profonda cultura Maya grazie a un menu degustazione interamente a base di specialità regionali preparato seguendo gli antichi metodi Maya di cucinare i cibi, ossia su un fuoco all’aperto usando pentole di coccio per ricreare gli esotici sapori di un tempo con ingredienti rigorosamente acquistati presso aziende locali di agricoltura biologica.

Sempre restando in tema di Sud America, la cucina peruviana ha recentemente vissuto un boom a livello globale grazie ad una formula di successo: unire gli ingredienti locali a ricette tradizionali ed internazionali. L’Hotel Monasterio a Cuzco ospita una divertente e allo stesso tempo culturale iniziativa – “Art, cook and dine” (arte, cucina e cena) – pensata per gli ospiti appassionati di arte e gastronomia. Questo storico hotel è un emblema dello stile coloniale rinascimentale magistralmente ristrutturato. Il programma inizia con una visita dei chiostri dell’Hotel Monasterio guidata da un esperto in arte religiosa e storia di Cuzco, che illustrerà le caratteristiche salienti delle pitture che adornano le pareti dell’hotel. Seguirà la visita della Cappella di Sant’Antonio Abate con il suo sublime altare dorato; agli ospiti saranno svelati gli antichi segreti del seminario. Al termine del tour, una lezione di cucina della durata di un’ora consentirà agli ospiti di imparare le tecniche per la preparazione dei piatti tipici peruviani utilizzando ingredienti andini, quali la quinoa e l’alpaca. Alla sera gli ospiti potranno finalmente gustare le prelibatezza della cucina locale con una deliziosa cena al Tupay Restaurant.
tupai

Per chi desidera avventurasi nei dintorni della città, l’esclusivo treno Hiram Bingham vi porterà alla scoperta di Machu Picchu con un tour all’insegna dei sapori andini. Sulle carrozze dell’Hiram Bingham viene infatti proposto un menu del tutto particolare a base di squisiti piatti novoandini, che renderà il viaggio da Cuzco a Machu Picchu ancora più gradevole e confortabile. Tutti i passeggeri potranno così gustare il cibo tradizionale delle Ande e deliziare i propri sensi con il gusto tipicamente peruviano.

hiram
Durante il vostro soggiorno al Grand Hotel Europe a San Pietroburgo non perdete l’opportunità di sperimentare la vasta varietà di piatti russi e la superba selezione di vodka e caviale. Il Caviar Bar e Restaurant dell’hotel è il posto perfetto per gustare gli autentici sapori della raffinata tradizione gastronomica russa, tra cui una straordinaria selezione di caviale servito su delicati blinis e canapé, vodka ghiacciata, light snack e menu completi di ricche portate.

hotel

Una tradizione culinaria russa sono i blinis durante la Maslenitsa: la festa tradizionale della Maslenitsa segna la fine dell’inverno e annuncia l’arrivo della primavera. I blinis sono tipiche frittelle russe, immancabili per festeggiare la  Maslenitsa. Si dice che simbolizzino il sole – sono infatti calde, rotonde e dorate – e sono senza dubbio un dolce sfizio per non pensare al lungo clima rigido che ha dominato nei mesi invernali. La tradizione dei blinis è molto sentita anche al  Grand Hotel Europe. Presso il Mezzanine Café è disponibile per tutto l’inverno, e specialmente durante il carnevale, una postazione dove vengono serviti blinis di vari tipi: dai tradizionali con prosciutto e formaggio e funghi ai più sfiziosi con formaggio cremoso o caviale rosso.

blinis

Una tappa da non perdere è infine il sud della Francia, nei Paesi Baschi, da sempre il regno di delizie culinarie. In posizione collinare prospiciente le dune di Biarritz, troverete l’Hôtel du Palais, all’interno di un palazzo fra i più grandiosi d’Europa. La regione basca è inoltre rinomata per la sua gastronomia, in particolare gli insaccati, la cioccolata e i formaggi: corsi di cucina e cene in ristoranti stellati Michelin renderanno il vostro soggiorno ancora più entusiasmante. L’hotel organizza un’escursione in barca alla vicina San Sebastian in Spagna, dove gli ospiti gusteranno una cena fantastica in uno dei numerosi bar a tapas o nei ristoranti fregiati di stelle Michelin.
Regalatevi una cena con stile nelle più belle regioni del mondo!

Una vacanza Orient Express

Curiosità dal Giappone

Curiosità dal Giappone

Al Santuario Prima di entrare in un Santuario si fa un’abluzione per purificarsi. Ci si sciacqua la bocca e le mani tramite un mestolo e una fontanella che si trova proprio all’entrata del Santuario. Fuori dai santuari shintoisti si vedono appese delle tavolette di legno, dove solitamente si scrivono dei messaggi rivolti agli Dei, desideri o ringraziamenti. Così avviene anche con le tanichette di sake. Inoltre si può lasciare un’offerta nel contenitore e in cambio si prende un foglietto di carta della fortuna con su scritto un messaggio: può essere una frase fortunata o una sfortunata sul proprio futuro. Dopodiché si annoda il foglietto.

Al ristorante I giapponesi tengono molto all’igiene personale e per questo nei ristoranti danno sempre una salviettina (o asciugamanino a seconda del posto) umida e calda per lavarsi le mani. Il the verde (tiepido) è sempre gratis e viene servito subito, prima di ordinare. In alternativa si può chiedere un bicchiere d’acqua ma… state attenti perché in Giappone il bicchiere d’acqua è sempre pieno di cubetti di ghiaccio! Non importa se è inverno e fuori c’è il gelo… loro abbondano col ghiaccio (anche per le bibite vale lo stesso discorso) ^_^’ Se non capite il giapponese, c’è quasi sempre un menu in inglese o, altrimenti, potete interpretare il menu attraverso le foto dei piatti e fare la vostra scelta indicando la foto.

Raffreddore: E’ un gesto di estrema maleducazione starnutire o soffiarsi il naso in pubblico (se vi capita, cercate di scusarvi più che potete, se non volete offendere chi vi sta attorno). I giapponesi infatti, quando sono raffreddati, nascondono il naso sotto a una mascherina, come quella dei medici. Quindi se in Giappone vedete qualcuno così “mascherato”, sappiate che non lo fa per il troppo inquinamento.

Il Bagno: I Giapponesi fanno il bagno… dopo essersi lavati! Questa pratica si chiama ofuro: c’è un locale dove ci si lava insaponandosi seduti su di uno sgabellino e ci si risciacqua con l’acqua di un catino. Dopo essersi lavati si entra nella vasca da bagno dove non si usa alcun tipo di sapone; questo “rito” giapponese è d’obbligo nelle case dei giapponesi.

ofuro

Attenzione: una volta che avete finito di stare in ammollo nell’acqua (solitamente bollente) non dovete svuotare la vasca! La stessa acqua servirà a chi farà il bagno dopo di voi (per questo motivo dovete lavarvi molto accuratamente prima di entrarvi). La vasca viene riempita in serata, in quanto i giapponesi amano fare il bagno prima di cena. Gli ospiti entrano per prima: se siete a casa di amici giapponesi, i primi a fare il bagno sarete voi (in pratica vi viene regalato il momento in cui l’acqua è più calda).

Il Washlet: E’ il WC che secondo me, prima o poi verrà utilizzato in tutto il mondo. Water e bidet convivono in un solo super funzionale sanitario, migliorando la qualità della vita e salvando spazio nei nostri bagni. Il Washlet , utilizzato in Giappone nella maggior parte delle case e luoghi pubblici dal 1980, è un particolare Water che funge anche da bidet, ma è molto più di questo. Infatti potrete sedervi su una tavoletta riscaldata in inverno, godervi della musica calcando semplicemente un tasto, oppure se preferite il rumore del ruscello o degli uccelli, calcate un altro tasto. C’è un pulsante anche per lavarvi… un sottile rubinetto sbucherà dal suo alloggio e, direzionandolo a vostro piacimento, potrete lavarvi con acqua calda e asciugarvi con dei getti d’aria tiepida.

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Si chiamano “oshiya”, gli addetti delle ferrovie che “aiutano” le persone a entrare nei treni quando questi sono pieni. I giapponesi, si sa, sono timidi e non amano essere scortesi, quindi ci pensano i professionisti, con tanto di guanti bianchi, a fare in modo che le persone non arrivino in ritardo a lavoro!

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Yen? La moneta giapponese, che noi chiamiamo “yen”, correttamente si pronuncia “en”. Solamente gli abitanti di Tokyo, dicono “yen”.

Auguri di buon anno: In giapponesi augurano “Buon Anno Nuovo” soltanto dal primo giorno del nuovo anno. Prima del capodanno effettivo si augura di trascorrere “Buone feste di inizio anno”.

Fiori: La tradizione vuole che al cimitero si regali un solo fiore al defunto. Quindi attenti, se volete regalare dei fiori, fate in modo che sia più di uno

Lavorare con calma: Il mito del giapponese che lavora tanto non è del tutto corretto. Infatti, è vero che spesso fanno gli straordinari e non fanno tante vacanze lunghe, ma è anche vero che ai giapponesi piace lavorare senza fretta, ma in modo preciso per evitare di commettere errori. C’è da considerare, anche, che in Giappone ci sono festività nazionali durante le quali i giapponesi approfittano per andare in vacanza (per esempio durante la Golden Week).

Famiglia: Se una famiglia ha solo figlie femmine, è usanza “adottare” il genero affinché il nome della famiglia non si estingua. In questo caso, il genero andrà a vivere con la moglie in casa dei suoceri e così sarà un membro della famiglia a tutti gli effetti. In Giappone infatti, i membri della famiglia non sono essenzialmente i parenti, ma sono gli abitanti della stessa casa. Ad esempio, un vicino di casa è più importante di un fratello sposato che abita in un’altra città.

Hotel a tariffa oraria: Questi tipi di hotel sono spesso frequentati da coppie regolarmente sposate. Gli appartamenti giapponesi sono molto piccoli e con i bambini per casa, mamma e papà non riescono a trovare una certa intimità. Così, per una sera, lasciano i figli a casa con la baby-sitter e si recano in questi fastosi hotel, camere ovattate, letti semovibili, musica in sottofondo, champagne e… finalmente soli!

Capsule hotel: Questi hotel sono invece frequentati da impiegati che, avendo lavorato fino a tardi (cosa normale in Giappone), preferiscono pernottare in città anziché farsi ore di viaggio in treno per tornare a casa. Per “capsula” s’intende una stanzetta delle dimensioni di un letto e alta circa un metro; vi si entra tramite uno sportello e all’interno si trovano la TV, la radio e l’aria condizionata.

capsula

Matrimonio: I giapponesi credono contemporaneamente in due religioni: lo shintoismo e il buddhismo. Mentre per i funerali ci si rivolge al buddhismo, il matrimonio si svolge con rito shintoista. Alcuni giapponesi però, pur non essendo cristiani, si sposano con rito protestante perché considerano la cerimonia più bella e le spose non sanno resistere al fascino dell’abito bianco con il velo.

Il Cosplay

Cosplay è un termine che nasce dalla fusione delle parole inglesi “costume” e “play” e il suo significato è quello dell’immedesimazione nel proprio personaggio preferito, che sia un eroe dei disegni animati, dei fumetti o dei videogiochi, cercando di imitarne gesti e comportamenti, e soprattutto indossando un costume, normalmente auto-prodotto in casa, identico a quello portato da colui che si vuole impersonare, possibilmente corredato dagli stessi accessori, quali armi, anelli, scettri e così via. Il termine “cosplayer” indica invece colui o colei che pratica il cosplay.

cosplay

Le origini del cosplay non sono molto chiare. Le fonti più autorevoli narrano che i primi esempi di questa arte si videro in Giappone nella seconda metà degli anni settanta, quando alcuni appassionati si presentarono a mostre mercato del fumetto denominate “Comic Market” travestiti dai personaggi dei disegni animati allora in voga. Questi pionieri del cosplay pare intendessero imitare quello che accadeva negli Stati Uniti d’America, in cui, nell’ambito di manifestazioni a carattere fantascientifico, alcuni appassionati facevano capolino nei panni degli eroi di “Star Trek”.

Il fenomeno del cosplay in Giappone si estende a macchia d’olio, e raggiunge dimensioni ragguardevoli con il boom di Gundam, tanto che nell’agosto 1980 la stampa nipponica si interessa per la prima volta al fenomeno, pubblicando un articolo sull’argomento corredato dalla fotografia di alcuni cosplayer che danzano nei panni dei personaggi degli eroi della serie televisiva di Yoshiyuki Tomino.

È tuttavia con il grande successo di “Evangelion”, nel 1995, che il cosplay raggiunge il suo apice e inizia la sua travolgente diffusione, che continua ancora oggi e che ha attirato su questa forma d’arte gli occhi della gente.

Il mercato si rende subito conto delle potenzialità del fenomeno, e nascono così numerose catene di negozi specializzati, di cui “Cospa” è il più famoso, o siti internet che producono e vendono costumi e accessori per il cosplay, per rendere possibile a tutti il travestimento e l’immedesimazione nel proprio personaggio preferito. Non più quindi la sola possibilità di fabbricarsi da sé un costume, ma anche di acquistarlo o noleggiarlo. Nascono su internet forum di discussione per cosplayer, siti specializzati, e nelle principali città bar o sale da gioco in cui i commessi lavorano vestiti con costumi da cosplay, raffiguranti i principali eroi dei fumetti, dei videogiochi o dei disegni animati.

Molti sono i fattori che spingono un appassionato a diventare cosplayer, quali un pizzico di esibizionismo, la voglia di rompere gli schemi della società, ma soprattutto la volontà di mostrare l’amore che si porta nell’animo verso il personaggio che si rappresenta travestendosi da esso. Per questo il cosplay ha trovato un importante punto di contatto con il fenomeno delle dojinshi, riviste a fumetti di carattere amatoriale, disegnate da persone comuni, non professioniste, che esprimono il loro amore per talune opere a fumetti realizzandone delle gustose parodie. Fonte: sognandoilgiappone

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