Misticismo, ritualità, sacrificio, noci di cocco e piume di pavone in occasione di una delle festività più intense del sud asiatico.

l Thaipusam è una celebrazione indù osservata dagli indiani in particolar modo di etnia Tamil, quindi originaria dallo stato indiano del Tamil Nadu, ma seguita anche in tutti quei paesi dove la comunità Tamil è presente. in particolar modo, nel Sud Est Asiatico, in paesi come la Malesia o Singapore, dove la presenza indiana, dall’epoca antica, si è riaffermata in tempi più recenti con la presenza coloniale inglese nell’area.

Origini

La festività è collegata all’osservanza del culto del dio indù Murugan, divinità guerriera, che ricevette dalla dea Parvati una “lancia” (con cui viene normalmente raffigurato) per sconfiggere il demone Soorapadman, secondo la mitologia vedica che descrive battaglie tra Asuras e i Devas, forze del male e del bene. Il Thaipusam è la festa che celebra questo episodio e coincide con lo zenith della stella Pusam nel mese di Thai, secondo il calendario lunare indiano – il che fa ricadere la festività tra il nostro gennaio o febbraio.

La vicenda mitologica ha ispirato la tradizione religiosa indiana nel celebrare il sopravvento e la vittoria di Murugan sulle forze del male e la sua fedeltà a Shiva, suo creatore. Le celebrazioni tipiche del Sud Est Asiatico si esplicano proprio nel rendere omaggio alla divinità dimostrando la propria fedeltà e il proprio valore. Questa dimostrazione è molto più che simbolica, ma soprattutto fisica, in quanto i fedeli più devoti si prestano a un lungo e faticoso rituale, preceduto da una ancora più lunga preparazione spirituale, del corpo e della mente. Dopo aver osservato settimane di preghiere, digiuni e una dieta vegetariana nei 48 giorni che precedono il giorno sacro, i devoti si radono il capo il giorno delle celebrazioni e compiono un pellegrinaggio verso un tempio o un luogo sacro al dio della guerra Murugan a cui richiederanno dei favori in cambio dei loro sforzi nel rituale, che si estende fino a 48 ore. Nel corso di questo, i devoti si caricano sulla testa o sulle spalle delle grandi “icone votive” chiamate kavadi, raffiguranti la divinità, simbologia indù o scene della mitologia vedica a queste riconnesse. Le donne e i bambini di solito portano sul capo dei pesanti otri o recipienti pieni di latte, che verseranno in omaggio al dio giunti a destinazione al tempio. Nel Sud Est Asiatico, specialmente in Malesia, la celebrazione si spinge oltre il fardello fisico, in quanto vengono praticati numerosi piercing rituali, che trafiggono la pelle, tra le guance, sulla pelle della schiena, sulla lingua o sulle labbra (sulla lingua o sulle guance tipicamente viene fatto passare uno spiedino metallico che riproduce la forma del vel, la lancia donata da Parvati a Murugan). Molti dei kavadi, oltre a essere sostenuti dalle spalle con un’imbracatura, spesso hanno parti o ganci che trafiggono la pelle. Alcuni anziché portare sulle spalle un kavadi, agganciano alla propria schiena delle catene legate a un piccolo carro, di solito anch’esso recante effigi sacre o statue. Questi componenti rendono lo spettacolo particolarmente cruento per chi non ne capisce il significato allegorico e religioso (benché, va detto, di solito non viene versato del sangue e i piercing rituali non sono sanguinolenti, anche se possono impressionare la vista). Questo aspetto è ulteriormente amplificato dalla caduta in trance di numerosi partecipanti. Infatti, le complesse ritualità e la partecipazione di migliaia di persone a quello che è una delle celebrazioni più importanti della cultura indiana meridionale rendono questo festival religioso particolarmente frenetico. I canti, i balli, la musica martellante rituale e gli effluvi degli incensi, combinati con il caldo tropicale e il dolore fisico fanno spesso cadere in trance i pellegrini, causandogli visioni e spasmi.

ll motivo di tanto sforzo e tormento è da ricercare nella volontà di purificazione spirituale dei devoti, che si riflette anche su un piano fisico; per gli occidentali può risultare poco comprensibile, ma lo diventa se pensiamo alla componente immanente e non trascendentale delle religioni darmiche. I devoti vivono per davvero, attraverso lo sforzo fisico, la preparazione spiritiuale e la frenesia rituale, un’esperienza mistica e ritengono in questo modo di entrare in contatto con la divinità alla quale, in cambio della loro devozione e dimostrata fedeltà, chiederanno un favore – di solito guarire un parente malato, avere successo nel lavoro, nella vita, risolvere un problema grave famigliare o di carriera, e così via.

Malesia

La Malesia ospita, soprattutto nella sua parte peninsulare, la più grande comunità indiana Tamil del Sud Est Asiatico dopo l’India e il Thapusam è festa pubblica nazionale, seguita soprattutto nei centri dove gli indiani sono più numerosi, in particolare nella Penisola.

Batu Caves Murugan Temple in Malaysia

Kuala Lumpur, dall’inizio del secolo scorso, è gradualmente divenuta il luogo di pellegrinaggio di tutti i fedeli tamil – non solo malesiani – che intendano partecipare al Thaipusam. Infatti, alle porte della capitale della Malesia, sono ubicate una serie di grotte – chiamate Batu Caves – che rappresentano il complesso sacro religioso dedicato a Lord Murugan più grande del mondo. Il Thaipusam alle Batu Caves attira ogni anno fedeli non solo dalla Malesia, ma induisti da tutto il mondo, che giungono da lontano come dall’Australia, dall’India stessa o persino dal Regno Unito o dagli Stati Uniti.

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Il pellegrinaggio alle Batu Caves inizia alle prime ore del mattino del primo giorno del Thaipusam dal Tempio Mahamariamman collocato nel centro storico di Kuala Lumpur (non molto distante da Brickfields, lo storico quartiere indiano), dove i fedeli iniziano una lunga marcia a piedi verso le caverne situate in direzione Sentul. La processione può durare anche più di otto ore e nel corso della percorrenza i devoti, accompagnati dai loro famigliari che li assistono, portano già con sé i loro fardelli rituali (del peso compreso tra i 30 e gli 80kg e con un’altezza che può raggiungere i 2 metri). La loro destinazione di solito è la sommità della caverna principale alle Batu Caves, che ospitano al loro interno numerosi templi. Per raggiungere la sommità occorre percorrere 272 scalini ripidi, dalla base all’ingresso principale delle caverne. Giunti a destinazione, i kavadi e gli altri fardelli saranno rimossi, nel corso delle ultime preghiere, assistiti dai familiari e dai sacerdoti.

George Town

La capitale dello stato di Penang della Malesia, George Town, ospita la più antica comunità indiana della Malesia. Qui i primi inglesi giunsero e stanziarono la loro prima colonia, portando con sé numerosi indiani dall’India che vi lavorarono nelle piantagioni e nella costruzione di edifici. Un intero quartiere di George Town è conosciuto come Little India. Anche qui il Thaipusam è una celebrazione fortamente sentita. Molti abitanti di George Town preferiscono recarsi a Kuala Lumpur per compiere il loro pellegrinaggio alle Batu Caves, ma altrettanti rimangono nell’isola per compiere qui i loro rituali (in modo simile avviene comunque nel Pahang, nel Perak o in Johor e negli altri stati dove la presenza indiana è minore). I festeggiamenti e la processione si esplicano soprattutto nelle strade del centro storico e nel quartiere indiano; la recente realizzazione di un tempio induista, lo Arulmigu Sri Balathandayuthapani, vicino al giardino botanico di Penang ha offerto infine un luogo di destinazione al pellegrinaggio in tempi più recenti. Come a Kuala Lumpur, nel corso della cerimonia vengono rotti per terra numerose noci di cocco, un segno di buon augurio.

Singapore

tempio

Dopo la Malesia, è il piccolo Stato di Singapore ad ospitare una grande comunità indiana nel Sud Est Asiatico. Anche qui, come la Malesia, molti hanno le loro origini ancestrali e culturali nel Tamil Nadu ed osservano le tradizioni religiose legate a Murugan. Le processioni hanno origine, la sera prima del giorno fatidico al tempio Sri Layan Sithi Vinayagar (l’evento è a sé ed è conosciuto a Singapore come Chetty Pusam). Il giorno seguente i pellegrini si raduano al tempio Sri Srinivasa Parumal. A differenza della Malesia forse si vedono meno kavadi e meno piercing rituali, ma sono probabilmente presenti anche più non-indiani che prendono parte alla funzione, principamente cinesi buddhisti o “cindiani”. Il pellegrinaggio si estende in direzione di Tank Road, culminando al Tempio Sri Thendayuthapani.

http://www.nellaterradisandokan.com

George Steinmetz – Il fotografo volante

In fotografia l’angolazione giusta dalla quale scattare una foto è una caratteristica essenziale per immortalare un istante “irripetibile”. E’ il caso del fotografo George Steinmetz, che ha fatto una scelta molto drastica in questo senso, creandosi un vero e proprio stile fotografico personale con inquadrature dall’alto rese possibili sorvolando i territori con il suo parapendio.

Cominciamo a volare…

Citato da Wikipedia George Steinmetz è noto per i suoi reportage scientifici ed esplorativi, Steinmetz utilizza l’obiettivo per gettare luce sui pochi segreti rimasti nel mondo moderno: deserti inaccessibili, culture sconosciute e nuovi traguardi della scienza e della tecnologia.

Collaboratore abituale di National Geographic, ha lavorato su soggetti che vanno dall’esplorazione petrolifera agli ultimi traguardi della robotica. Ha realizzato più di 20 servizi per la rivista.

La sua Africa…AFRICAN AIR

Le sue fotografie vengono regolarmente pubblicate su varie testate internazionali e lavora anche come fotografo commerciale e pubblicitario. Durante la sua lunga carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui i due primi premi World Press Photo.

Alla domanda del perchè scegliere un parapandio come veicolo dal quale fotografare risponde:

“Hai una visibilità di 180 gradi in orizzontale e in verticale e vai a circa 40-45 chilometri l’ora. Non hai bisogno di un parabrezza di plexiglass che ti protegga. È come se stessi volando seduto sulla punta di un cucchiaio. Per scattare foto, è una bomba”.

Eccoci di nuovo – Abbiamo cambiato pelle, ma non anima!

Vi invitiamo a conoscere la nostra nuova sede www.caffeletterarioroma.it

Saremo presto online con il nostro nuovo sito http://www.voyagercafferoma.com.

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Voyager Caffè è il punto di incontro per tutti coloro che cercano una location concettuale dove il viaggio si sceglie in base alle passioni legando ad esse quelle destinazioni che meglio di altre, possano regalare l’emozione di ritrovarsi fluttuanti in un sogno reale tra sguardi, profumi, paesaggi sconfinati, inaspettati, desiderati.
Voyager Caffè come travel lounge, è un vero e proprio salotto del viaggiatore, dove ci si può dedicare alla lettura tra un drink o un caffè, scambiarsi esperienze di viaggio, soffermarsi su differenze culturali per riflettere su quanto ancora può esserci da imparare, da vedere oltre a quanto da noi quotidianamente vissuto. Potrete partecipare ad eventi periodici che vi faranno vivere destinazioni vicine e lontane attraverso immagini e parole.

Caviale on the road

Per gli amanti del caviale che proprio non riescono a farne a meno è stato installato a Los Angeles un distributore automatico a tema all’interno del Town Center Mall di Burbank.

La macchina contiene una selezione delle migliori specialità gourmet, tutte rigorosamente in versione snack, per soddisfare l’appetito improvviso anche dei palati più raffinati.

Ad assicurare la distribuzione automatica di caviale nella celebre località californiana è Beverly Hills Caviar, uno dei più rinomati fornitori di “luxury food” in tutto il Nord America.

La macchinetta offre ai clienti caviale ma non solo, anche bottarga italiana (una porzione costa 60 dollari) e salmone.

Quanto alle pregiate uova di storione, ce n’è di tutte le varietà e la distributrice lo dispensa in prodotti da 20 dollari fino ai 500 dollari dell’Imperial River Beluga Caviar. Per i meno “viziosi”, contiene anche snack da 5 dollari, come i “Mini Cocktail Blinis” ovvero delle piccole tartine già pronte.

MACCHINETTA

Se le uova di pesce, per quanto prelibate, non fanno per voi, ci sono sempre le lumache (anche se escargot suona decisamente meglio) e persino il caviale di escargot; oppure tartufi neri, oli di tartufo bianco e vari tipi di sale costosissimo.

Per i vegetariani la macchinetta offre un piatto a base di alghe e c’è addirittura un caviale di salmone (da circa 50 dollari all’etto) solo per cani e gatti.

Come già evidenziato il prezzo non è alla portata di tutti: le porzioni offerte arrivano facilmente a 500 dollari.

In compenso chi vorrà approfittare di questa “opportunità” all’acquisto riceverà in regalo un cucchiaio di madreperla ed un piattino adeguato per gustare il prezioso alimento. Non pensavate mica di mangiare caviale con una forchetta di plastica?! (Web)

Cucchiaio

Mama mia, che hotel!

Dopo Parigi ha aperto in Provenza sulla Costa Azzurra, più nello specifico a Marsiglia, l’hotel  “Mama Shelter”.

E’ il design hotel progettato dall’archistar Philippe Starck per offrire un ambiente eclettico e multiforme.

Il progetto celebra una delle città più vibranti del momento, la Capitale della cultura 2013.

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Situato nei pressi del quartiere di Cours Julien si raggiunge facilmente con la metro (Baille, Castellane e Notre Dame Du Mont).

E’ Costituito da 127 distribuite su sei piani con la possibilità di cinque categorie e colori e con prezzi a partire da € 69.

Gli spazi delle camere vanno dai 15 ai 45 mq della Big Mama Suite.

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La hall principale accoglie i suoi ospiti con musica e un mega calcetto di 4 metri con il quale possono giocare anche 16 persone.

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La cucina del ristorante basata su sapori mediterranei è curata da Alain Senderens e Jerome Banctel.

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E non meno importante, se deciderete di andare in estate la spiaggia si trova a soli 15 minuti.

 

Siete appassionati di Mercatini di Natale?

Parliamo del mercatino di Valkenburg, nei Paesi Bassi ma a un’ora di macchina da Bruxelles. Il mercatino quest’anno compie 25 anni ed è aperto già dallo scorso 16 novembre, fino al 23 dicembre.

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La particolarità  è che viene  allestito all’interno di una grotta situata ai piedi della montagna di Cauberg, non di grande altitudine ma molto famosa perché è spesso una tappa di importanti gare di ciclismo come il Tour de France o l’Amstel Gold Race.
Le bancarelle vengono sistemate all’interno della grotta di Fluweel, dando luogo al più grande e più antico Mercatino di Natale sotterraneo d’Europa, reso ancora più caratteristico dai dipinti sulle pareti, dalle statue e dalla chiesa settecentesca che si trova all’interno.

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La grotta che ospita il mercatino si estende per decine di chilometri, un vero labirinto di gallerie illuminate e decorate, per un’esperienza davvero suggestiva e decisamente natalizia.

All’interno si trova anche una cappella scavata nella roccia che risale al XVIII secolo.

 

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Oltre alle tante tentazioni dello shopping natalizio, tra dolci, balocchi, artigianato, candele e decorazioni per gli abeti, il mercato sotterraneo offre anche il comfort di non essere esposti alle intemperie e ai venti invernali e, in più, si potrà incontrare Babbo Natale con tanto di slitta, renne e stanza dei regali.

La 27esima edizione del Mercatino di Valkenburg apre il 16 novembre e resta a disposizione di turisti, curiosi e viaggiatori fino al 23 dicembre.
Il biglietto di ingresso costa 5 euro e i cancelli restano aperti dalle 10 alle 19, fino alle 21 nel fine settimana e fino alle 18 il 23 dicembre.

Per completare al meglio il vostro Natale in Olanda concedetevi un viaggio sul trenino a vapore che sbuffando corre sui binari che collegano Simpelveld alla Christmas Town di Valkenburg.

Potrete provare questa emozione il 18 e 25 novembre e poi il 2, 8, 15, 16, 22 e 23 dicembre.

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Il Natale a Valkenburg, dura dal 18 novembre 2012 al 6 gennaio 2013: la città olandese sarà trasformata in un magico luogo del Natale con tante attività dedicate nelle sue stradine illuminate a festa e dal 17 novembre, tutti i mercoledì e le domeniche, rispettivamente alle 19 e alle 19,30, il centro di Valkenburg sarà attraversato da una magica sfilata natalizia alla quale parteciperanno Babbo Natale, danzatori e animatori.

Santa Claus & Christmas tree on red background

 

 

(Fonte internet travelblog)

Distributori automatici di cupcakes in arrivo a New York!

Sprinkles Cupcakes, la famosa pasticceria di tendenza di Beverly Hills che con i suoi deliziosi cupcakes ha già conquistato tantissime star di Hollywood, ha annunciato che dopo Los Angeles istallerà a New York i suoi distributori automatici di cupcakes aperti 24 ore su 24.

sprinklesTutti i golosi d’America perciò non dovranno più temere di rimanere senza i loro dolcetti preferiti!
Gustosi, colorati, decorati ce n’è davvero per tutti i gusti.
Grazie alla fornitura giornaliera di 100 cupcakes per volta, ci sarà la garanzia di trovare prodotti sempre freschi.

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Infatti, ogni cupcake viene confezionato singolarmente per poi poter essere messo in scatola per essere regalato, oltre che consumato al momento.

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L’idea di questo distributore è nata grazie alle voglie della proprietaria della casa produttrice di cupcakes in questione, la Sprinkles Cupcakes. Candace Nelson, durante la gravidanza non riusciva a smettere di mangiare cupcakes arrivando così a formulare l’idea di realizzare un modo per poter avere a disposizione delle cupcakes appena sfornate ad ogni ora del giorno e della notte.

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Idea ingegnosa direi. Navigate sul sito http://www.sprinkles.com e scoprite dove potrete fare il “dolce prelievo” e/o votate la città dove vorreste che aprissero la prossima pasticceria dedicata ai cup cakes; per ora io  ho votato Londra con la speranza che arrivino presto anche in Italia. Slurp!
Nel frattempo accontentiamoci di prepararli in casa con una ricetta base.

I cupcake sono dei deliziosi e morbidi dolcetti di origine statunitense che vengono gustati al naturale o molto più frequentemente decorati con creme al burro, creme al formaggio o con golose glasse.
Devono il loro nome alla dimensione, infatti sono grandi proprio come una tazzina (cup) e sono l’ideale per accompagnare un buon thè durante una golosa merenda.

Esistono tantissime varietà di cupcakes, al cioccolato, al caffè, etc, noi vi proponiamo la ricetta della versione base, aromatizzata alla vaniglia e con della scorza di limone, che potrà eventualmente essere coperta con praline di zucchero.

Ingredienti per 12 cupcake

Burro
a temperatura ambiente 120 gr

Farina
120 gr

Lievito chimico in polvere
un cucchiaino raso (3 gr)

Limoni
la scorza di uno

Sale
un pizzico

Uova
2

Vanillina
una bustina

Zucchero
120 gr

Per preparare i cupcake iniziate procurandovi uno stampo per muffin, possibilmente da 12; collocate quindi in ogni sagoma un pirottino di carta della stessa dimensione. Ponete in una ciotola lo zucchero e il burro a temperatura ambiente e con le fruste elettriche riducete gli ingredienti in crema, poi aggiungete le uova una ad una, il sale, la vanillina e la scorza di limone grattugiata e continuate a sbattere con le fruste.
In ultimo incorporate la farina e il lievito setacciati e mescolate con un cucchiaio di legno fino a che l’impasto si presenterà liscio e omogeneno.
Distribuite l’impasto ottenuto nei 12 pirottini stando attenti a non superare la metà in volume; cuocendo infatti, il cupcake non deve debordare ma arrivare al massimo a filo della pirottina.
Infornate i cupcake in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti, fino a che saranno leggermente dorati in superficie. Servite quindi i vostri cupcake al naturale o decorati con creme al burro , creme al formaggio o glassa!
Lasciate spazio alla vostra creatività e buon appetito!

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