In viaggio con la musica su un tappeto volante

Se la musica ti fa volare e ti proietta in un viaggio virtuale, questo musicista tedesco, Stefan Aaron ha deciso di volare insieme ad essa suonando il pianoforte sospeso su una piattaforma aerea a centanaia di metri di altezza ed organizzando un vero e proprio tour di concerti “Orange piano tour” che si svolgerà totalmente in aria.

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Il suo tour si tiene rigorsamente in luoghi “eccezionali”; prima di quest’ultima tappa (nei dintorni di Monaco di Baviera), infatti il musicista tedesco col suo pianoforte arancione, si era già esibito sulla vetta dell’Alphubel (oltre 4 mila metri, Svizzera), sulla Grande Muraglia cinese e nello scenario mozzafiato di una falesia norvegese (Preikestolen) alta più di 600 metri.

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Uno dei suoi pezzi cavallo di battaglia si intitola “Doing the undoible”, che si potrebbe tradurre “realizzare l’irrealizzabile”…probabilmente mentre lo componeva, già pensava all’impresa eccezionale!
…chissà quale sarà la sua prossima sbalorditiva tappa!

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George Steinmetz – Il fotografo volante

In fotografia l’angolazione giusta dalla quale scattare una foto è una caratteristica essenziale per immortalare un istante “irripetibile”. E’ il caso del fotografo George Steinmetz, che ha fatto una scelta molto drastica in questo senso, creandosi un vero e proprio stile fotografico personale con inquadrature dall’alto rese possibili sorvolando i territori con il suo parapendio.

Cominciamo a volare…

Citato da Wikipedia George Steinmetz è noto per i suoi reportage scientifici ed esplorativi, Steinmetz utilizza l’obiettivo per gettare luce sui pochi segreti rimasti nel mondo moderno: deserti inaccessibili, culture sconosciute e nuovi traguardi della scienza e della tecnologia.

Collaboratore abituale di National Geographic, ha lavorato su soggetti che vanno dall’esplorazione petrolifera agli ultimi traguardi della robotica. Ha realizzato più di 20 servizi per la rivista.

La sua Africa…AFRICAN AIR

Le sue fotografie vengono regolarmente pubblicate su varie testate internazionali e lavora anche come fotografo commerciale e pubblicitario. Durante la sua lunga carriera ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui i due primi premi World Press Photo.

Alla domanda del perchè scegliere un parapandio come veicolo dal quale fotografare risponde:

“Hai una visibilità di 180 gradi in orizzontale e in verticale e vai a circa 40-45 chilometri l’ora. Non hai bisogno di un parabrezza di plexiglass che ti protegga. È come se stessi volando seduto sulla punta di un cucchiaio. Per scattare foto, è una bomba”.

L’isola che si chiama Desiderio.

“Tetiaroa è bella oltre la mia capacità di descrivere. Si potrebbe dire che Tetiaroa è la tintura dei mari del sud.” 
- Marlon Brando.

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L’atollo polinesiano di Tetiaroa, a nord di Tahiti, ha un posto speciale nella storia e nella cultura polinesiana: luogo sacro, rituale, e tapu (taboo) dove gli dei e gli antenati si diceva fossero scesi sulla terra per visitare il marae (templi). Rifugio esclusivo e privilegiato dei Tahitiani liberi, per secoli, fu anche il preferito dai principi di Tahiti. Un luogo di straordinaria bellezza, tranquillità e ringiovanimento nonchè di rara biodiversità e santuario naturale per gli uccelli e vita marina. Furono le stelle a guidare per millenni gli esploratori nella Polinesia Francese.

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I primi arrivarono dal Sud-Est asiatico 4.000 anni fa, in canoe. Molto più tardi seguirono gli europei, il più famoso, il capitano Cook, per primo arrivo’ nel 1769. Il suo secondo, il capitano Bligh, tornò anni dopo ma fu rovesciato dall’ equipaggio, come racconta”Gli ammutinati del Bounty”.

Il desiderio…

Fu proprio durante le riprese del film “Gli ammutinati del Bounty” che Marlo Brando vide la prima volta Tetiaroa e fu subito colpito dall’isola paradisiaca, che scelse come suo santaurio personale. Nel 1967 la acquisto’ e vi si stabilì definitivamente con la moglie Tarita, polinesiana ed i loro figli.

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Brando aveva una visione ed un desiderio: preservare la bellezza naturale di Tetiaroa, la sorprendente biodiversità e la ricchezza culturale, ma anche aiutarle a fiorire. Aveva grandi progetti per Tetiaroa come modello di sostenibilità in cui far partire nuove le idee. Aveva anche costruito e gestiva il piccolo albergo Tetiaroa Village, con una piccola Stazione di ricerca marina che pero’ non fu mai usata come sperava. Nel 1999 chiese a Richard Bailey di aiutarlo a concepire un piano per realizzare il suo sogno di creare innanzitutto un resort carbon-neutral con tecnologie innovative per un ambiente di lusso autosufficiente e per la ricerca scientifica, impiegando i residenti a tempo pieno.

… la realizzazione…

L’eredità di quel partenariato è The Brando, il nuovo eco-resort di lusso all-inclusive che aprirà a luglio 2014 sulla bellezza mozzafiato dell’atollo privato raggiungibile solo dal piccolo aereo della struttura. Unico nel concetto e nella portata, che unisce purezza ambientale, lusso e fascino polinesiano in un’esperienza eccezionale, The Brando è il progetto portato avanti dai suoi figli per realizzare il suo desiderio: un piccolo albergo ecologico preservando la straordinaria natura del luogo, che possa anche diventare un vero e proprio “laboratorio” di energia rinnovabile completamente carbon-neutral. Il progetto prevede inoltre l’investimento nella ricerca marina e un’area di allevamento per un centinaio di tartarughe in pericolo.

The Brando riflette la cultura polinesiana, lo stile di vita e le sue tradizioni. Le 35 ville appartate, con piscina e spiaggia privata di sabbia bianca frequentate da tartarughe marine e uccelli esotici, sono arredate in modo accogliente, con uno spazio per mangiare all’aperto (servizio in camera disponibile 24 ore al giorno, per gustare un pasto ogni volta che si vuole). Graziosi giardini ed ampie finestre per godere il sole, i panorami e la brezza della laguna e sentirsi sempre vicino alla natura senza rinunciare al comfort. Con la soddisfazione di sapere che tutto è progettato con fonti energetiche pulite e rinnovabili. La cucina è affidata a Guy Martin del rinomato ristorante Le Grand Véfour di Parigi: ogni giorno a base di frutta e verdura biologici (del resort) e pesci e crostacei dalle acque polinesiane. Il ristorante sul mare offre un menù vario di ispirazione polinesiana accanto a una cucina classica francese. Il Fine Dining Restaurant, intimo ed elegante, è circondato da un fossato che da la sensazione di galleggiare su una laguna ed il menu si ispira al Le Grand Véfour. Al Laguna-View Bar ci si siede a livello degli alberi, mentre al Bar di Bob sulla spiaggia, si fa amicizia: prende il nome dall’assistente di Brando sui set, in ricordo proprio delle loro lunghe chiacchierate. 
Sulle rive di un laghetto rilassante nel Motu Onetahi, la Varua Polynesian Spa è un paradiso naturale di serenità dove provare i migliori trattamenti olistici ispirati da antiche tradizioni polinesiane accoppiati con tecniche moderne. Il centro benessere include bagni di vapore, sala relax, rifugio yoga e una suite spa per le coppie. Una grande varietà di attività al The Brando: vela, pagaia, kayak e kite surf o paddleboard bird watching ed escursioni lungo le spiagge o in bicicletta. Tahuna Iti, è un’isola di uccelli, fra cui pappagalli, ma la maggior parte marini, tra cui il Noddy e la grande fregata. Ogni sera attraversano il mare per dormire nella fitta vegetazione, che comprende piante autoctone molto rare. Immersioni e snorkeling regalano incontri con giardini di corallo, tartarughe marine, mante, squali di barriera e un emozionante caleidoscopio di pesci tropicali. Alla Biblioteca si possono leggere libri sulla Polinesia francese, partecipare a lezioni e dimostrazioni sulla cultura polinesiana o ascoltare dai ricercatori la loro attività sull’atollo.

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The Brando è stato progettato per fondersi armoniosamente con l’ambiente creando il minimo impatto. I materiali da costruzione utilizzati sono di origine locale o certificata, rinnovabile, o che incorporano componenti riciclati. Uso di combustibili fossili ridotto al minimo, così come e il gas naturale limitato alla cottura. Un sistema di condizionamento d’avanguardia (SWAC) sfrutta il freddo delle profondità oceaniche per fornire a basso consumo energetico il raffrescamento ad alta efficienza degli edifici. L’energia solare, prodotta da pannelli installati lungo la pista di atterraggio, fornisce la metà del fabbisogno energetico del resort e l’acqua calda. Una centrale termoelettrica a biocarburante fornirà l’altra metà del fabbisogno energetico del resort, alimentata da olio di cocco, per sostenere l’economia locale. Batterie all’avanguardia realizzate con materiali altamente riciclabili garantiscono una gestione agevole e flessibile delle varie fonti di energia rinnovabile. Tecniche innovative, visibili in prima persona, permettono di coltivare ortaggi e frutta su questa isola sabbia e corallo ed un innovativo sistema di gestione delle acque reflue per l’irrigazione garantirà acqua a bassa energia, oltre ad un recupero robusto dei rifiuti e un programma di compostaggio. Una stazione di ricerca scientifica sull’isola aiuterà a imparare di più sulla protezione degli atolli tropicali per preservarne la diversità animale e vegetale contro l’assalto della civiltà moderna, con l’obiettivo di diventare la prima al mondo con certificazione LEED Platinum. Per mantenere la fauna fiorente, l’aria pulita, e la laguna incontaminata è stato fissato un obiettivo per ridurre o eliminare le emissioni legati ai viaggi, mettendo a disposizione degli ospiti biciclette e veicoli alimentati dal sole. Seguiranno programmi per il trasporto tra le isole, e per i voli internazionali. L’EcoStation, la pietra miliare del progetto che Brando non potè completare, raccoglierà scienziati e ricercatori dal mondo non solo per preservare Tetiaroa, ma per aiutare le isole tropicali ovunque a trovare il proprio sviluppo sostenibile.

Tetiaroa puo’ toccare la coscienza della gente su quanto le isole tropicali siano preziose e fragili. E’ l’isola che si sogna come un bambino quando ha chiuso il libro dei racconti, con spiagge di sabbia bianca, palme da cocco, uccelli colorati e laguna scintillante. E’ un’isola che si chiama Desiderio.

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Maria Lucia Ceretto (Miles Magazine)

HOTEL LETTERARI IN GIRO PER IL MONDO

PER RIMANERE IN TEMA CON LA NOSTRA ATTUALE LOCATION AL “CAFFE’ LETTERARIO” VI PRESENTIAMO UNA SERIE DI HOTEL LETTERARI…BUONA LETTURA!

Partiamo con il Library Hotel a New York, un nome, un programma. Si trova in Madison Avenue e ognuno dei dieci piani dell’albergo onora il sistema di catalogazione bibliotecario ideato da Melvil Dewey nel 1876: abbiamo per esempio il piano dedicato alla letteratura, quello delle lingue, quello delle scienze sociali e anche uno dedicato alla religione.

Le 60 camere, poi, possiedono una raccolta di libri che fanno riferimento al tema del piano.

Se salite al secondo piano troverete anche una sala lettura aperta 24 ore su 24, con centinaia di tomi, mentre al 14esimo piano si trova un Writer’s Den dove sorseggiare un cocktail mentre si legge. E c’è anche un Poetry Garden sul tetto per ammirare il panorama d’estate.

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Ad Amsterdam le cose sono andate diversamente. L’anno scorso la biblioteca pubblica Andaz è stata letteralmente trasformata in un albergo a cinque stelle. Sito sul Prince’s Canal, può vantare gli interni realizzati dal designer olandese Marcel Wanders, tutti ispirati al mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Con tanto di oggetti e miniature a tema sparsi un po’ ovunque.

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Ci spostiamo a San Pietroburgo, dove si trova il Sonya Hotel, ubicato proprio sulle sponde del fiume Neva. L’albergo in questione trae ispirazione proprio dal libro Delitto e Castigo do Fedor Dostoevskij.

Pensate che in alcune stanze si trova la stampa della Madonna Sistina di Raffello, citata nel libro, mentre le suite hanno citazioni e frasi famose tratte dal romanzo stampate sui tappeti o sulle porte.

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A Parigi troviamo il Pavillon des Lettres, un vero e proprio hotel letterario. Ha a disposizione 26 camere, una per ogni lettera dell’alfabeto e che portano il nome di autori diversi, come Baudelaire, Goethe, Ibsen e Yeats.

Il tutto è molto raffinato e senza fronzoli, con tanto di citazioni di questi autori stampate sui muri. Nell’albergo non mancano poi comodità moderne, come l’iPad in stanza. Al piano terra preziosi libri rilegati rivestono le pareti degli spazi comuni.

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Passiamo ora al Taj Falaknuma Palace a Hyderabad. Un tempo sede dei Nizams, i governanti locali, dopo la Separazione dall’India del 1947, i Nizams sono stati estromessi e il palazzo è lentamente caduto in rovina. Alla fine venne ristrutturato sotto forma di Taj Hotel e dotato di parte della vasta collezione d’arte e di libri dei Nizams. Pensate che ad oggi al suo interno c’è addirittura una replica della biblioteca del Castello di Windsor, con ben 6000 volumi, fra cui tantissime prime edizioni.

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Terminiamo il nostro viaggio al Browns Hotel a Laugharne. Qui Dylan Thomas si rifugiava per bere. L’albergo in questione descrive se stesso come una sorta di “bar con camere” e mantiene un’atmosfera conviviale identica a quando di qui transitava Dylan Thomas per gustare un drink. Qui troverete 14 stanze, tutte ristrutturate di recente, ma che hanno saputo mantenere alcune caratteristiche dell’epoca, come gli arredi in stile retrò.

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NEW YORK: GITA “FUORI PORTA” A LITTLE SRI LANKA

Per tutto il mese di marzo, NYC & Company promuove il quartiere di Tompkinsville a Staten Island

NYC & Company, l’ente del turismo di New York City, annuncia che Tompkinsville, nel distretto di Staten Island, è il focus di marzo di Neighborhood x Neighborhood, l’iniziativa promossa dall’ente del turismo volta a far scoprire i quartieri emergenti della città. Per tutto il mese sul sito nycgo.com/neighborhoods saranno disponibili informazioni e consigli sul quartiere, situato nell’area nord-est di Staten Island e conosciuto anche come Little Sri Lanka, per la presenza di una delle più grandi comunità cingalesi degli Stati Uniti, tutt’oggi in continua crescita.

Perfetta meta per una gita fuori porta senza uscire da New York City, Tompkinsville si raggiunge con lo Staten Island Ferry gratuito da Manhattan, da cui ammirare una splendida vista sul porto e sullo skyline, e con la Staten Island Railway, che attraversa tutto il distretto.

Numerosi ristoranti propongono piatti tipici del sud est asiatico, come Lak BojunLakruwana eSanrasa Restaurant, dove gustare specialità come il lampries, a base di riso, carne e verdure al curry,o zuppa di lenticchie con latte di cocco. Per chi preferisce il take away, da provare New Asha, uno dei più popolari di Little Sri Lanka. Da Lanka Grocery, invece, si possono trovare tè, spezie e frutta, così come CD, riviste e souvenir di Staten Island.

L’offerta gastronomica di Tompkinsville include anche ristoranti di cucina americana e spagnola. A pochi isolati dal porto del Ferry, il 120 Bay Cafe propone hamburger, crab cake, fino alle classiche New York Strip Steak. Decorato con oggetti originali dell’Era del Jazz, Gatsby’s on the Bay propone classici della cucina americana rivisitati in chiave moderna e spettacoli di musica jazz dal vivo nei weekend. Da Tapas, invece, viene servito il meglio della cucina spagnola, dalla paella, al ceviche, fino alla sangria. La sera, il ristorante si trasforma in un disco pub dove scatenarsi con la musica del dj.

Il quartiere è sede di istituzioni culturali come il Deep Tanks Studio, una galleria d’arte locale e studio fotografico dove vengono organizzati spettacoli e mostre, lo Staten Island LGBT Community Center, con un inteso programma di appuntamenti culturali, fino a NYC Arts Cypher, che propone eventi multidisciplinari. Per una passeggiata all’aria aperta, Silver Lake Park, invece, offre a visitatori e residenti la possibilità di vivere la bellezza naturale di Staten Island.

Per chi desidera soggiornare a Staten Island, sono disponibili diverse opzioni: il Comfort Inn Staten Island e l’Holiday Inn Express–Staten Island, entrambi con colazione inclusa nel prezzo della camera e accesso ad internet gratuito. Per un’esperienza a 5 stelle, l’Hilton Garden Inn New York/Staten Island offre una piscina interna, una zona lounge realizzata sulla terrazza panoramica e il Lorenzo’s Restaurant, Bar and Cabaret che propone spettacoli con la partecipazione straordinaria di diversi vincitori di Tony Award. Tutti gli alberghi dispongono di un collegamento shuttle gratuito con il terminal del Ferry (è possibile usufruire del servizio prenotando in anticipo).

Neighborhood x Neighborhood (nycgo.com/neighborhoods) è un’iniziativa di NYC & Company lanciata a marzo 2013 con l’obiettivo di incrementare il flusso di visitatori e di supportare le aziende e le comunità locali di quartieri emergenti nei cinque distretti di New York City, in particolare quelli che hanno assistito a un significativo sviluppo alberghiero negli ultimi anni. L’iniziativa è possibile grazie alla collaborazione tra l’ente del turismo, i funzionari del City Council, NYC Small Business Services, i business development district, i leader delle comuni tà locali e gli oltre 2000 membri di NYC & Company. Sponsor ufficiale è Santander Bank.

(Fonte Karisma Travelnet)

Dormire fra i pesci a Pemba

La camera subacquea ha già attirato l’attenzione di molti curiosi “locali”: pesci trombetta, pesci pipistrello, calamari… si avvicinano e fanno il giro attorno alle finestre. Ma…chi sta guardando…chi?

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Siamo infatti al largo della costa di Zanzibar, nella nuova suite parzialmente sommersa creata dal Manta Resort, un hotel di lusso situato vicino alla spiaggia sull’isola di Pemba che offre un’isola privata dove gli ospiti possono dormire sotto l’Oceano Indiano.

La Manta Underwater Camera, ancorata 250 metri al largo,  si sviluppa su  tre piani, con un open-space  e zona living galleggianti, un ponte superiore e, sotto la superficie, una camera matrimoniale con finestre che si affacciano sul mondo subacqueo.

Da una scaletta gli ospiti possono immergersi dentro e fuori del mare e nuotare tra esso. L’interno della camera da letto è il punto  affascinante, con grandi finestre intorno al letto che offrono un’ ampia vista sul blu profondo e sulla ricca vita marina dell’arcipelago, evocando immagini da Octopus Garden o da perduta città di Atlantide.

Dal ristorante, allo scivolo, al bar subacqueo, la tendenza alla costruzione di strutture sottomarine è sempre più diffusa. Questa stessa camera è stata creata da uno studio di designer svedesi, già creatori dell’ Utter Inn, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, il primo hotel sottomarino al mondo, che galleggia sulle acque – molto meno clementi – del lago Mälaren in Svezia.

Anche quest’ultima struttura, come le altre, nel tempo attirerà sempre più vita marina, diventando anche un’ospite ideale per i coralli e la fauna che li abita.  Ci si puo’ fare un bel safari subacqueo, magari combinandolo con un bel safari sull’isola o in continente, dalla Tanzania al Maasai Mara.

Fonte: Miles Magazine

Cibi in volo

Ti è mai capitato quando voli di arrivare a destinazione con un gran mal di testa ? o con un senso di malessere generale che passa solo dopo 24-48 ore?

Il motivo principale potrebbe essere la tua cattiva alimentazione pre-volo.

Ecco una serie di cibi e bevande da EVITARE prima di qualsiasi volo: (consigli da adottare sempre sui voli di medio o lungo raggio, ma da seguire anche per i voli corti per non risentire del viaggio)

Quando si è in attesa in zona franca la tentazione di mangiare cibo fast food è quasi irresistibile, ma in generale è già difficile digerire un hamburger in condizioni normali… se poi ci si mette che nel giro di poco  dovrai stare seduto e fermo con cambi di pressione continua che gonfiano il nostro stomaco e intestino, allora è meglio evitare.

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Panini super farciti e fritti vari

Legato al precedente, evitate  di prendere un panino molto farcito e pieno di maionese o salse varie.

Mentri li mangi sono gustosi ma vale lo stesso discorso, la digestione in volo diventa quasi impossibile.

Nella categoria da evitare vien da se nominare anche il fritto in ogni forma!

 

Bibite gassate

Con il cambio di pressione, soprattutto nel decollo e nell’atterraggio, queste bevande gonfiano in maniera accentuata lo stomaco e l’intestino e in tale condizione può aumentare il  senso di pesantezza e oppressione.

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Alcool

Sembra il rimedio “naturale” alla paura di volare ma se vuoi arrivare a destinazione con un mal di testa assurdo è il metodo migliore.

E’ una questione fisica: l’aria condizionata presente sull’aereo disidrata il corpo… dalla pelle a tutti liquidi del nostro corpo.

E l’alcool cosa fa?

La stessa cosa!

Per cui si accellera ancora di più il processo e bevendo 2/3 bicchieri di vino o peggio ancora super alcolici arriverai a destinazione con un mal di testa da postumi di sbornia …

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Dolciumi e similari

Certo non bisogna essere estremi ci si può concedere un cioccolatino o uno snack, ma evitate di esagerare… alla fine sono solo zuccheri e soprattutto grassi che non saranno smaltiti vista la totale inattività che ci aspetta per ore ; anche se potremmo pensare il contrario,  non danno nessuna energia ed allungano i tempi del jet lag, nel caso di voli lunghi.

E durante il volo?

Chicken or beef? or fish?

Questa è la cantilena che ti viene offerta su tutti i voli medio lunghi in cui sono compresi pasti.

La risposta più corretta da dare sarebbe: “Niente grazie” …certo resistere per ore sarebbe difficile a stomaco vuoto anche perché un pasto frugale può essere un passatempo durante ore di volo.

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L’importante è sapere che quei cibi surgelati e riscaldati, ricchi di intingoli indefiniti sono l’equivalente di una quantità calorica ed indigeribile per il nostro organismo.

Se proprio non potete evitare di prendere il vassoio, bisognerebbe evitare la pietanza principale e mangiare la verdura, il formaggio, i crackers e la frutta che sono compresi quasi sempre.

Vi chiederete e allora cosa si può mangiare??!!

Il menu del perfetto viaggiatore aereo cambia a seconda del luogo di destinazione.

Per chi vola verso ovest: è opportuno consumare cibi proteici che, impegnando la digestione, aiutano a rimanere svegli. Dunque via libera a carne, pesce, latte, latticini. E’ consigliabile, inoltre, cercare di rimanere svegli durante il volo, non cedere al senso di stanchezza e dormire solo quando tramonta il sole nel paese di destinazione.

Per chi vola verso est: è necessario, invece, consumare alimenti leggeri quali frutta, pasta, riso, yogurt, succhi di frutta. Bisogna cercare di dormire e, in ogni caso, quando si arriva a destinazione, bisogna abituarsi in fretta ai ritmi del paese di arrivo alimentandosi secondo gli orari locali.

 

Utilizzando queste semplici precauzioni sarà più facile anche superare gli eventuali disturbi dovuti proprio al jet lag, quel malessere legato al cambiamento di fuso orario che tutti conosciamo: nausea, senso di spossatezza, depressione del tono dell’umore. La causa del jet lag è dovuta al fatto che il ritmo sonno veglia viene alterato. Cercare di adeguare l’alimentazione a questo cambiamento è di grande utilità per la salute e può contribuire a superare più velocemente quel frustrante senso di stordimento.

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Mi raccomando non dimenticate di bere molta acqua per mantenere il giusto livello di idratazione!

 

Kuwait city: lusso sorprendente.

Grattacieli, centri commerciali ultra moderni, negozi con le migliori marche del mondo ma anche il deserto con la sua magia ed un’atmosfera da mille e una notte, in equilibrio tra tradizione e modernità.
Tutto questo e molto altro è Kuwait City, perla del Golfo Persico e nuova meta per i  viaggi di lusso in Medio Oriente.
La capitale di uno degli Emirati più ricchi del mondo racchiude un fascino straordinario, forse per la storia tormentata che ha vissuto ad inizio degli anni novanta con l’invasione da parte dell’Iraq di Saddam Hussein.
Un passato che è stato dimenticato e superato alla grande, con investimenti miliardari in infrastrutture e promozioni turistiche, del resto da queste parti i petroldollari possono davvero tutto.

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Da una parte il futuro quindi, con le Kuwait Towers, costruite nel 1975 e simbolo della città, la Liberation Tower, la ventunesima più alta del mondo, con un osservatorio e un ristorante di lusso, ma anche palazzi e grattacieli coloratissimi, la Grand Mosque, la più grande delle 800 moschee della città.

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Dall’altra parte il passato, la tradizione, il quartiere antico di Muburakiya, stradine polverose e bazaar con odori e sapori d’Oriente. Particolare e interessante è il Palazzo dell’Emiro del Kuwait, con ricchissimi mosaici e opere d’arte.
Una delle specialità di Kuwait City sono i suoi mercati, da quelli ricchissimi dei centri commerciali con tutte le griffe dell’alta moda a quelli più poveri e forse più originali degli artigiani.

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Il porto, ampliato di recente e vero gioiello di architettura, ospita una flotta di pescherecci che riforniscono la città. Un retaggio dell’antica tradizione marinara di Kuwait City, prima che si scoprisse l’oro nero da queste parti era il pesce a trascinare l’economia.
Per arrivare dall’Italia c’è un volo diretto da Roma Fiumicino con la compagnia di bandiera, difficile trovare offerte low cost.
La nuova “Mecca” del turismo in Medioriente è nel Kuwait, per un lusso sfrenato ad un passo dalla tradizione.
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Non chiamatelo semplice hamburger

Ha preso vita con solo una manciata di ingredienti chiave, oggi dalle sue origini semplici l’hamburger da cibo fast food, ne ha fatti di passi in avanti.  Il tortino a base di carne macinata compresso tra due fette di pane si è evoluto in vera pietanza da gourmet.   Questi sono gli hamburger più costosi al mondo, opere culinarie di eccellenza gastronomica con di conseguenza, prezzi astronomici.

Il Primo: Fleur de Lys a Mandalay Bay, Las Vegas, Nevada, è la casa del FleurBurger 5.000  – l’hamburger da $ 5.000 ed anche più costoso del mondo come si fa presto ad immaginare!

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“Se sbanchi il casinò a Las Vegas, devi per forza passare da Fleur de Lys ad assaggiare il non plus ultra degli hamburger”, dice il cuoco del ristorante, Hubert Keller, “non puoi lasciare la Città del Peccato senza aver provato il Fleurburger al Mandalay”.

Ma prima di bocciare come semplicemente folle l’idea di Keller, analizziamo gli ingredienti utilizzati per il panino. La carne è di manzo di Kobe mentre al posto dei consueti pomodoro e lattuga, al Mandalay l’hamburger viene servito con del fegato di anatra e tartufi dalla Francia, che il cuoco dice costano 2.400 dollari al chilo. Se a tutto ciò aggiungete una bottiglia di Chateau Petrus, prestigioso vino che il ristorante vende a 5.300 dollari a bottiglia, alla fine il Fleurburger 5000 è un vero e proprio affare. Ovviamente se avete 5.000 dollari da spendere.

“Ho abbassato il prezzo del vino, così l’hamburger è, in pratica, gratuito”, spiega Keller che aggiunge, “in assoluto, quando si parla di hamburger, il Fleurburger è il massimo”.

State tranquilli che una volta che avrete mangiato il panino vi rilasceranno un certificato che attesta il consumo del panino più costoso al mondo. I 5000 dollari sono  giustificati per la bottiglia di Chateau Petrus del 1990 e il calice di Brunello serviti con il panino. In realtà il solo panino costerebbe  solamente 75 dollari!

Il secondo è quello fatto di carne di Kobe e di aragosta del Maine e per poterlo assaggiare dovremmo spendere 777 dollari.

secondoPuò essere trovato in un ristorante chiamato Le Burguer Brasserie, a Las Vegas.
Gli ingrediente includono le già dette carni di Kobe e di aragosta del Maine, cipolle caramellate, formaggio Brie, croccante di prosciutto iberico e acce

to balsamico invecchiato 100 anni. Inoltre, è servito accompagnato da una bottiglia di champagne Dom Perignon Rose.

Terzo: Il ‘666 Burger ‘ da $ 666 da New York City.

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Lo troverete su un furgoncino newyorchese che oltre a vendere normali e modesti panini a 6.66 dollari, propone anche una versione più sbruffona – chiamiamola, così – del classico hamburger.
Per soli 666 dollari si può infatti comprare il Douche Burger (l’hamburger imbecille, libera ed urbana traduzione ): manzo Kobe avvolto nell’oro, foie gras, gruviera fuso allo champagne, tartufi, caviale e aragosta. A condire il tutto c’è una particolare salsa barbecue, fatta con il Kopi Luwak, che altro non è che, citando Wikipedia pari pari, “un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme comune”.

Spiega il  proprietario del 666 Burger Franz Aliquo, questa creazione è da intendersi come “una versione satirica di quegli hamburger che la gente fa e tenta di vendere seriamente. È un hamburger Frankenstein. Abbiamo preso le parti più scioccanti degli altri hamburger famosi e ne abbiamo fatto uno peggiore”. L’ispirazione viene  da Le Burger Extravagant, 295 dollari di prelibata bontà servito da Serendipity 3, NY. E a Las Vegas Hubert Keller dal FleurBurger 5000.

Per ora le vendite del Douche Burger sono in una fase di stallo: solo un panino venduto, a tale Lance Brody, le cui foto stanno girando su internet e stanno al contempo, come confessa lo stesso Franz Aliquo, fungendo da ottimo specchietto per le allodole. La gente va al 666 Burger per vedere il Douche e poi, già che c’è, si mangia il parente povero da 6.66 dollari. E se uno, invece, ordinasse davvero il 666? Niente paura, Franz si metterà ai fornelli e “I’ll tell you that you’re an asshole, but I’m still going to take your money”.

Quarto: Alla modica cifra di $ 499, il Burger assolutamente unico servito al Bar Sport Mallie e Grill a Southgate, Michigan, che non è solo uno tra i più costosi, ma anche il più grande con  i suoi 186,6 chilogrammi. Sul sito ufficiale del Bar Sport Mallié & Grill si può addirittura ordinare questa enorme scultura commestibile ad un costo di 2000 dollari spese incluse…il trasporto costa il triplo del panino!

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Quinto: Un vero tripudio di golosità dove al manzo giapponese Wagyu, più noto forse come manzo di Kobe, si unisce il tartufo bianco e nero, l’oro commestibile e il caviale, nel Burger Extravagant Serendipity venduto a 295 dollari da Serendipity 3 a New York City. Ma non preoccupatevi  lo  stuzzicadenti in oro massiccio tempestato di diamanti è incluso nel prezzo del pranzo!

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Sesto: Il colosso del fast food, Burger King a Londra ha deciso di saltare in testa con la produzione di un hamburger di carne di manzo Wagyu. Il suo nome semplice, the burger è in realtà un panino dai gusti sorprendenti. Lo accompagnano tartufi bianchi, cipolla in tempura realizzata con champagne Cristal, prosciutto spagnolo Pata Negra e zafferano iraniano. Il panino ha un prezzo di 95£ (186 dollari) i proventi del piatto andranno ad un ente locale di beneficenza “aiuta un bambino a Londra”.

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Settimo:Il Richard Nouveau è consumabile per $ 175 presso il Wall Street Burger Shoppe. I 300 grammi di manzo Kobe sono conditi con tartufo nero, foie gras, formaggio groviera stagionato, funghi porcini e scaglie di foglia d’oro racchiusi da un pan brioche.

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Ottavo:Il DB Royale Double Truffle Burger è venduto a New York al B Bistro Moderne e alla  Daniel Boulud Brasserie a Las Vegas e costa $ 120. Viene servito su un letto di parmigiano italiano tostato e con panino cosparso di semi di papavero, un tocco di rafano fresco, pomodori secchi, pomodoro fresco, cipolla rossa e lattuga riccia. E, naturalmente si accompagna con un contorno di patatine fritte o se si preferisce pommes soufflé. Ma l’ingrediente speciale è la doppia varietà di tartufo come ben sottolieato dal nome.

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Nono: A Jakarta, in Indonesia, il locale Four Seasons Hotel offre l’hamburger da un milione di rupie ($ 108) condito con pere asiatiche, foie gras e funghi Portobello.

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Decimo: IL McGuire il Grand Burger è un filet mignon e servito con Moet e Chandon White Star champagne.

 

Ne aggiungiamo un ultimo il Tri-Beef Burger. Il panino è stato realizzato nel 2006 nella Old Homestead Steakhouse a Boca Raton, in Florida. Al suo interno troviamo ben tre tipi diversi di manzo, americano di prima scelta, argentino e Wagyu giapponese. Il panino viene servito con ketchup Chiplote a base di tartufo e champagne. Il ristorante, per ogni hamburger che viene consumato, versa 10 dollari alla Make a Wish Foundation in aiuto ai bambini affetti da patologie gravi. Il costo è di 125 dollari.

tri-beef-burger

Concludiamo queste “ricchezze” alimentari con la Beluga King Pizza: la pizza al caviale del Notting Hill’s Mulberry Street a Londra se proprio non riuscite mai a trovare un gusto che si avvicini al vostro stile esclusivo!

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