La “dolcezza” del Natale

Quando si pensa al Natale non si può non pensare anche ai dolci. Vi proponiamo un viaggio di Natale alla scoperta di alcuni dolci natalizi italiani.

Parrozzo (o panrozzo) – Abruzzo

Il Parrozzo nasce da un pane rustico che i pastori abruzzesi ricavavano dalla farina di mais. Solo di recente è diventato un dolce tipico anche dei giorni di Natale.

Pangiallo – Lazio

Il pangiallo, meglio noto come pangiallo romano,  ha la sua origine nell’antica Roma e più precisamente durante l’era imperiale.

A quei tempi distribuire questi dolci dorati, durante la festa del solstizio d’inverno, era di buon auspicio per il ritorno del sole. Infatti è impreziosito da un sottile strato costituito da una crosta dorata che dona al dolce la sua tipica brillantezza.

Il tipico pangiallo romano, ha subito numerose trasformazioni durante i secoli. Tradizionalmente il pangiallo veniva ottenuto tramite l’impasto di frutta secca, miele e cedro candito, il quale veniva in seguito sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d’uovo. Fino a tempi molto recenti nella preparazione del pangiallo le massaie romane mettevano i noccioli della frutta estiva (prugne e albicocche) opportunamente essiccati e conservati, in luogo delle costose mandorle e nocciole.

Pignoccata al miele – Calabria

Pitta ‘mpigliata: dal latino picta, dipinta. In origine era una focaccia decorata che veniva offerta dalle antiche genti italiche alle divinità femminili durante le feste e i rituali che si celebravano nei templi. La Pitta ‘mpigliata, divenne successivamente un dolce nuziale; ancora oggi alcuni pranzi di matrimonio terminano con la Pitta, anche se è diventato di uso consumarla per Natale.

Presnitz  - Friuli Venezia Giulia

I Presnitz sono dei dolci, simili allo strudel, legati in particolar modo alla storia di Trieste, quando per accogliere la Principessa Sissi, Imperatrice d’Austria ed Ungheria, in visita al Castello di Miramare la città cercò in ogni modo di renderle degno omaggio.

Nacque in una raffinata pasticceria del centro per la prima volta un dolce inventato per l’occasione, con sovrapposta la scritta “Se giri il mondo ritorna qui”. Fu attribuito il titolo di “Preis Prinzessin” (Premio Principessa) da lì i triestini semplificarono il nome il Presnitz. Oggi il dolce è legato ai giorni di festa, primo fra tutti il Natale

Fristingo, frustingo, frostengo, pistingo, bostrengo  - Marche

Pochi dolci hanno un numero così elevato di nomi a seconda della provincia. E’ un dolce diffuso in gran parte delle Marche. Nato come piatto povero (la frutta secca costava poco e recuperava il pane raffermo), è oggi al contrario abbastanza costoso.

Vanta un vasto repertorio di ingredienti che varia in ogni ricetta (ne esisterebbero addirittura 22 varianti), noci, mandorle, fichi secchi, talvolta farina di mais, pane raffermo, cedro candito, succo d’arancia, scorza di limone, uva sultanina, olio d’oliva, cannella, rhum, cacao, caffè, vino bianco secco e mosto cotto. Si presenta di 5 centimetri di altezza e non tanto lungo tanto da sembrare un pezzo di dolce o un torrone un po’ alto.

Zelten o celteno  - Trentino Alto Adige

Dolce tipico del Natale in Trentino, il suo nome risale al termine tedesco Selten (che significa “talvolta”, “raramente”) proprio per sottolineare l’eccezionalità della sua preparazione che avviene nel periodo delle feste.

Tipico pane di frutta, la sua usanza è diffusa in tutta la regione Trentino Alto Adige. Le varietà degli ingredienti cambia da valle a valle e quasi da famiglia a famiglia.

Ricetta dello zalten secondo un manoscritto del ‘700 conservato presso la biblioteca di Rovereto:

“Prendete dell’uva di Candia, uva passa, pinoli, mandorle sbucciate tagliate per lungo, scorze di limone minutamente tagliate, semi di anice, cedro candito, cannella in polvere, un po’ di zucchero e un po’ di farina e mescolate insieme ogni cosa. Prendete un pezzetto di lievito di birra, della grandezza di una noce…” Preparazione tradizionale Macerare dell’uva sultanina e canditi di cedro immergendoli nella grappa per circa un’ora. Snocciolare dei datteri e tagliarli a fettine. Sciogliere del lievito in poca acqua tiepida, impastarlo con farina, sale e poco miele fino ad ottenere un composto morbido che andrà lasciato a lievitare per circa mezz’ora. Poi Incorporarvi del burro a pezzetti, un uovo, un cucchiaio di miele, farina e impastare il tutto aggiungendo del latte. Unire amalgamando bene uva sultanina, canditi, datteri, pinoli, cannella, chiodi di garofano e lasciar lievitare il composto per circa due ore. Imburrare e infarinare una placca da forno e stendervi l’impasto dello spessore di un dito. Decorare con gherigli di noci, spennellare con latte o tuorlo d’uovo e passare in forno ben caldo per mezz’ora. Prima di servire lo zelten lasciarlo raffreddare.(Tratto da “Taccuini storici” )

Il viaggio ideale è dolcemente… colorato! 

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